Ci sono i finanziamenti dell’Unione europea dietro l’evento che dovrebbe (e speriamo che il condizionale sia d’obbligo) tenersi domani all’Europarlamento di Bruxelles sui diritti dei «bambini Lgbtiq+».
Una categoria che non si sa esattamente se esista davvero o se sia, piuttosto, un prodotto dell’ideologia woke in salsa Ue, sposata a quanto pare dalle presidenti delle due istituzioni europee, Roberta Metsola - che ha concesso i locali per organizzare il simposio liberal - e Ursula von der Leyen che l’ha finanziato. Entrambe sulla carta condividono la stessa famiglia politica, quella del Partito popolare europeo (Ppe), ma pur di tutelare i traballanti equilibri della maggioranza parlamentare che le ha votate, sono disposte a chiudere entrambi gli occhi di fronte alle folli istanze ideologiche delle opposizioni, in questo caso di Renew Europe, piccolo gruppo macroniano del Parlamento europeo cui aderiscono Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda. L’organizzatore dell’evento sui bambini Lgbtiq+ è infatti l’europarlamentare tedesco Lukas Sieper, recentemente entrato in Renew per promuovere un’agenda fortemente orientata ai temi del politicamente corretto e del progressismo: il solito commercio equo e solidale, la lotta all’omofobia, il fact-checking, il contrasto ai cambiamenti climatici, la rapida integrazione dei migranti, la depenalizzazione della cannabis, eccetera.
L’evento, convocato all’insegna dello sconclusionato slogan «queer rights are children rights» («i diritti delle persone queer sono i diritti dei bambini», sic), è stato organizzato in collaborazione con Save the Children Youth Sweden, l’organizzazione Iglyo e Save The Children Europe, e promuove la normalizzazione dell’incongruenza di genere anche tra i più piccoli («Not too young to be myself»). L’iniziativa ha scatenato la dura contestazione di Fratelli d’Italia: «I bambini non sono categorie ideologiche, non sono etichette politiche, non sono strumenti per promuovere agende progressiste. I bambini sono bambini e non si devono toccare», ha commentato Paolo Inselvini, eurodeputato Fdi-Ecr. «Già il titolo dovrebbe far riflettere chiunque abbia un minimo di buon senso. Esistono veramente bambini Lgbtiq+? Leggendo il programma dell’evento si scopre che si parlerà di giovani queer, di come l’Ue possa “proteggere e includere bambini Lgbtiq+”, di come questi si debbano “autodeterminare”. Una deriva folle, che vuole trasformare l’infanzia e la realtà naturale in un terreno di sperimentazione ideologica. Ogni bambino», osserva Inselvini, «ha il diritto ad essere protetto, anzitutto dalle folli ideologie che vogliono convincerlo che è nato nel corpo sbagliato. Dicono nella loro locandina che ogni bambino deve sentirsi libero di essere ciò che vuole. Lesbica, gay, bisessuale, transgender, queer o altro. Ma veramente vogliono catalogare i bambini secondo i presunti gusti sessuali? Un bambino è la propria attrazione sessuale? Ogni bambino deve sottomettersi alla falsa fede arcobaleno? È una pazzia».
L’eurodeputato di Fratelli d’Italia ha incalzato Metsola, chiedendole di riesaminare l’opportunità di ospitare l’iniziativa prevista domani nei locali del Parlamento europeo: «Siamo sconcertati e contrariati, i bambini non sono terreno di sperimentazione culturale da parte di movimenti politici o attivisti», si legge nella lettera inviata alla presidente del Parlamento europeo. «Dal programma dell’evento emerge chiaramente un approccio unilaterale, privo di qualsiasi reale contraddittorio culturale, scientifico, medico o pedagogico, nonostante si tratti di questioni sulle quali esistono sensibilità profondamente diverse all’interno degli Stati membri e della stessa società europea», scrive Inselvini. «Risulta particolarmente inquietante, inoltre, il coinvolgimento diretto di minori all’interno di un evento dal marcato carattere militante, dove si incoraggiano concetti quali la «autodeterminazione». Già, perché al meeting interverranno alcuni «bambini Lgbtiq+» svedesi per parlare dello «stato dei loro diritti», mentre il panel su cosa può fare l’Ue per loro sarà addirittura «moderato», sic, da alcuni minori. Il tutto per gentile concessione dell’Ue, tanto che Inselvini ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea domandandone conferma e chiedendo quali altri finanziamenti siano stati concessi negli ultimi cinque anni alle organizzazioni dietro l’evento. «Ritiene un valore europeo l’affermazione secondo cui “i diritti queer sono diritti dei bambini”, nonché la catalogazione dei bambini e dei loro diritti secondo i presunti gusti sessuali?», si legge nel testo indirizzato all’esecutivo Ue, guidato dalla popolare von der Leyen. Nessuno stupore, del resto, se si pensa che l’Oms Europe, negli «Standard per l’educazione sessuale in Europa», ha celebrato la sessualizzazione precoce dei bambini evocando, per la fascia dai 6 ai 9 anni, l’opportunità di parlare di eiaculazione, metodi contraccettivi, «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo (masturbazione)» e, ça va sans dire, ruoli di genere. Il tutto, graziosamente, con i soldi dei contribuenti europei.






