L’uomo rifà la storia spaziale. Sorvolo sulla Luna «oscura» e distanza record dalla Terra
Dalle 6 di mattina ora italiana di ieri (6 aprile), la capsula Orion Integrity è entrata nell’area di influenza della gravità lunare. Si dice così poiché è la distanza dal nostro satellite naturale dove la forza d’attrazione è più forte di quella terrestre. Ed è questa situazione ad attrarre la navicella verso il suolo selenico, mentre è la sua velocità a consentirle di non cadere sulla Luna ma di effettuare un sorvolo durante il quale gli astronauti ne stanno osservando alcune regioni in modo dettagliato. Sono i primi umani a farlo dal dicembre 1972 ma i primi in assoluto dotati di tecnologie che 54 anni fa non esistevano.
Tra queste, computer potenti e ottiche ad altissima definizione. Nel momento in cui scriviamo la posizione dell’Orion corrisponde a meno di 42.500 km dalla Luna e a circa 396.500 km dalla Terra. Seguendo questa traiettoria, mentre il giornale viene stampato la missione Artemis 2 si avvicina molto di più alla superficie lunare, transitando «soltanto» a circa 6.400 chilometri dalla superficie. Ma passando dietro la Luna, Integrity sarà in una posizione di ombra tale da non poter comunicare con la Terra per circa 50 minuti. Le onde radio e quelle infrarosse usate per i collegamenti viaggiano in linea ottica, dunque in mancanza di un satellite artificiale posto nell’orbita lunare dal quale siano osservabili contemporaneamente sia l’Orion sia la Terra, sul quale far rimbalzare i segnali come un ripetitore, la comunicazione dell’equipaggio con il nostro pianeta risulta impossibile, ma bisogna ricordare che interruzioni simili si erano verificate anche durante le missioni Artemis I e le Apollo. Sarà così fino a quando non saranno lanciati i satelliti per le comunicazioni trans-lunari previsti da due programmi spaziali già in corso.
Quello dell’Agenzia spaziale europea (Esa), detto Moonlight, che si propone di dispiegare una costellazione di cinque satelliti per la navigazione e le comunicazioni e che sarà attivo già quest’anno e completo entro il 2030. Il secondo, simile, è il Lunar communications relay and navigation systems (Lcrns) della Nasa. Entrambe le iniziative sono volte a installare ripetitori lunari per fornire navigazione (simile al Gps) e collegamenti ad alta velocità per la trasmissione di dati, inclusa la comunicazione laser a infrarossi (ne abbiamo parlato sulla Verità del 3 aprile). Gli obiettivi sono chiari: connettività continua anche intorno alla Luna, una copertura delle aree non visibili dalla Terra come il polo Sud lunare, supporto alle attività lunari commerciali e controllo delle infrastrutture che l’umanità costruirà lassù.
La giornata del 6 aprile è stata per i quattro astronauti della missione Artemis 2 quella dell’osservazione di circa 35 obiettivi definiti dalla Nasa: tra questi c’è il bacino Orientale, un cratere di quasi 965 chilometri di diametro che si estende tra il lato visibile e quello nascosto della Luna, completamente illuminato e visibile mentre Integrity si è avvicinata. Vecchio di 3,8 miliardi di anni, tale cratere si è formato quando un grande corpo ha colpito la superficie lunare e conserva le tracce della collisione come la spettacolare topografia ad anelli, come colline circolari attorno a una depressione. L’equipaggio ne studia le caratteristiche da diverse angolazioni utilizzando uno speciale software sviluppato dal Crew lunar observations team, uno dei gruppi di lavoro della squadra scientifica lunare di Artemis 2.
Un altro luogo lunare sotto osservazione è il bacino di Hertzsprung, un cratere di quasi 640 km situato sul lato nascosto della Luna. Le sue caratteristiche sono cambiate nel tempo a causa di impatti con meteoriti, così gli astronauti ne confrontano la topografia per comprendere meglio la geologia.
Kelsey Young, responsabile scientifica della missione Artemis 2, durante la conferenza stampa del 4 aprile ha affermato che la Nasa ha dieci obiettivi scientifici e 35 «bersagli» che l’equipaggio deve raggiungere; così i quattro a bordo di Integrity, in particolare gli specialisti di missione Christina Koch (Usa) e Jeremy Hansen (Canada), durante le sette ore del sorvolo (tardo pomeriggio di lunedì in Italia), hanno lavorato a turni per registrare il maggior numero possibile di osservazioni. E i dati raccolti sono già stati trasmessi al Centro di controllo Nasa della missione, a Houston. Successivamente, nella tarda serata italiana di lunedì, ovvero quando scriviamo, dai finestrini della Orion stanno osservando il «tramonto della Terra»: dalla prospettiva della navicella il nostro pianeta che scompare dietro la Luna mentre Integrity raggiunge il punto di massimo avvicinamento al satellite, 6.530 km dalla superficie.
Subito dopo è stato record di massima distanza dalla Terra durante una missione, superando quello di Apollo 13, e infine i quattro astronauti vedono lo spettacolo reso celebre dalla fotografia «Earthrise» scattata da Frank Borman a bordo di Apollo 8, la vigilia di Natale del 1968. Letteralmente «l’alba della Terra», con il nostro pianeta che sale dall’orizzonte lunare dalla parte opposta della Luna, tornando a essere illuminato dal Sole. Alle 00.25 del 7 aprile in Italia, la Nasa ristabilisce le comunicazioni con gli astronauti. E nel pomeriggio di oggi (martedì 7), Orion uscirà dalla sfera di influenza lunare per immettersi nella traiettoria di ritorno. Alle 18.15 del 6 aprile la telemetria di Integrity riporta: 396.832km alla Terra, 26.253km dalla Luna, temperatura al Sole 129 °C, all’ombra -186 °C. Velocità 1.810 km/h.
A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum di Donald Trump all’Iran, previsto allo scoccare delle 20 di oggi (ora della costa Est Usa), a tenere con il fiato sospeso è l’ultimo post pubblicato su Truth dal presidente americano. Un messaggio dai toni estremi, che segna uno dei passaggi più delicati di queste settimane di conflitto: «Stasera un'intera civiltà morirà, per non tornare mai più. Non voglio che ciò accada, ma probabilmente accadrà. Tuttavia, ora che abbiamo un cambiamento di regime completo e totale, in cui prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse potrà accadere qualcosa di rivoluzionalmente meraviglioso, Chi lo sa? Lo scopriremo stasera, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte finiranno finalmente. Dio benedica il grande popolo iraniano!».
La prima e immediata reazione di Teheran, come riportato dal media governativo Teheran Times, è stata quella di chiudere tutti i canali di comunicazione diplomatici e indiretti con Washington. Al tempo stesso, una fonte vicina al regime iraniano ha riferito alla Reuters che l'Iran, attraverso il Qatar, ha informato gli Stati Uniti che nell'eventualità di un attacco alle centrali elettriche, l'intera regione del Golfo persico, Arabia Saudita compresa, sarà lasciata al buio. La stessa fonte ha inoltre dichiarato che «non c'è nessun negoziato in corso tra Iran e Stati Uniti» e che «gli Usa vogliono che l'Iran si arrenda sotto la pressione degli attacchi», che «l'Iran mostrerà flessibilità quando vedrà flessibilità dal lato americano» e che «lo stretto di Hormuz non sarà riaperto sulla base di promesse vuoti», minacciando inoltre la chiusura di Bab el-Mandeb da parte degli Houthi, qualora «la situazione dovesse andare fuori controllo».
Già nei giorni scorsi il regime degli ayatollah aveva risposto a Trump dicendo che «la sua retorica non ha alcun effetto». Di contro, il tycoon era stato ancora più categorico: «Senza un accordo, potremmo distruggerli in 4 ore». Uno scambio di messaggi che ha portato al post pubblicato poche ore fa da Trump che ha messo in allarme le cancellerie di tutto il mondo.
Il quadro che emerge, infatti, è quello di un conflitto che si sta progressivamente allargando anche a infrastrutture civili o a uso misto, alimentando le preoccupazioni internazionali. L’Unione europea ha ribadito la necessità di evitare attacchi contro obiettivi sensibili, mentre dal Golfo il Qatar avverte che la situazione è ormai vicina a un punto in cui l’escalation potrebbe diventare incontrollabile. Nonostante l’intensità degli attacchi, da Washington arrivano segnali contrastanti. Il vicepresidente JD Vance, in visita a Budapest per la campagna elettorale dell'alleato Viktor Orbán, ha dichiarato che «gli obiettivi militari degli Stati Uniti sono stati raggiunti» e che la guerra potrebbe concludersi a breve, sottolineando però che l’esito dipenderà dalle decisioni di Teheran. Nelle ore che precedono la scadenza dell’ultimatum, sono attesi contatti e negoziati, in un tentativo di evitare un ulteriore salto di livello dello scontro.
Sul fronte iraniano, tuttavia, la risposta resta dura. I pasdaran minacciano ritorsioni su larga scala, parlando apertamente della possibilità di colpire le infrastrutture energetiche degli alleati degli Stati Uniti e di estendere il conflitto oltre la regione. Parallelamente, le autorità hanno lanciato un appello alla mobilitazione interna, invitando i cittadini a proteggere le centrali elettriche formando «catene umane». A rendere ancora più incerto lo scenario contribuiscono le notizie che arrivano dai vertici della Repubblica islamica. Secondo valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sarebbe in stato di incoscienza e ricoverata a Qom, in condizioni tali da escluderlo da qualsiasi processo decisionale. Un elemento che, se confermato, rischia di aprire una fase di ulteriore instabilità interna proprio nel momento più critico. All’interno del Paese emergono anche tensioni politiche. Il presidente Masoud Pezeshkian, secondo fonti vicine alla presidenza, avrebbe accusato i vertici delle Guardie rivoluzionarie di aver compromesso ogni possibilità di cessate il fuoco, spingendo l’Iran verso una crisi economica e militare sempre più difficile da sostenere.
Intanto il conflitto supera i confini iraniani. Missili sono stati lanciati verso gli Emirati Arabi Uniti, mentre Teheran rivendica l’attacco a una nave israeliana in un porto emiratino. In Arabia Saudita, frammenti di missili intercettati sono caduti nei pressi di impianti energetici, confermando la crescente estensione regionale della crisi. E tutto questo mentre il bilancio umano continua a peggiorare. Secondo organizzazioni per i diritti umani, le vittime dall’inizio delle ostilità sono migliaia, con un numero significativo di civili coinvolti. Un dato che restituisce la dimensione reale di una guerra che, al di là delle dichiarazioni politiche, sta già producendo conseguenze profonde.
In questo contesto, la notte indicata da Trump si avvicina come uno spartiacque. Tra la prospettiva di un’escalation irreversibile e quella, ancora incerta, di una soluzione negoziale, il conflitto entra in una delle sue fasi più delicate.
In un’intervista a Pierre Bourget del 1954, Auguste Lumière racconta quanto fosse stata forte in lui, sin dalla sua infanzia, l’attrazione verso lo sviluppo tecnico:
P. Bourget: «Qual è l’avvenimento che più l’ha colpita nella sua infanzia e adolescenza?».
A. Lumière: «I fenomeni della natura, della vita e della malattia, i cui enigmi mi hanno sempre affascinato».
P. Bourget: «Qual è stata la persona che le appariva come la più straordinaria quando era giovane?».
A. Lumière: «È difficile risalire a un nome... Amavo soprattutto gli scienziati, perché mi permettevano di imparare, che era la mia unica ambizione. A scuola studiavo molto ed ero il primo della classe. Poi ho proseguito e ho trascorso la mia vita a tentare di svelare i fenomeni della natura».
P. Bourget: «C’è qualcosa che non amava da giovane e che ha continuato a detestare?»
A. Lumière: «Non ho mai odiato altri che i criminali e i conformisti».
P. Bourget: «Perché?».
A. Lumière: «Perché questi ultimi hanno intralciato gravemente gli innovatori».
Fame di conoscenze, attrazione verso l’innovazione, insofferenza nei confronti dei conformisti che fanno da freno alle idee originali: l’ideologia dei Lumière, se mai ve ne fu una, è tutta qui. E non si tratta di lettera morta.
geni al lavoro
Tra il 1884 e il 1945, i due fratelli depositano 240 brevetti e 500 comunicazioni alle accademie scientifiche.
Il loro primo campo di sperimentazione è ovviamente quello relativo al cinematografo e all’ottica, In quest’ambito possiamo citare il brevetto dell’otturatore istantaneo (17 ottobre 1890 - brevetto 208890 17/3), il Kinora, una sorta di cinematografo da casa (10 settembre 1896 - 259515 17/3) e una sua variante più grande, il Biora (21 agosto 1897 - 267741 17/3); il fotorama (9 dicembre 1900 - 306772 17/3), che consentiva la proiezione di immagini panoramiche durante le proiezioni. In ambito fotografico, Louis inventa nuove macchine e processi per la pulizia, l’emulsione, il taglio e il confezionamento del vetro (19 aprile 1883 - 154983 17/3), gli scaricatori automatici di condensa (3 dicembre 1886 - 172718 5/2) e le porte scorrevoli (dicembre 1901 - 317261 7/2 21). Nel campo dell’ottica, inventano la fotostereosintesi (12 gennaio 1920 - 523962 17/3), che crea un’impressione di profondità, simile agli ologrammi e viene utilizzata in radiologia. In fotografia e chimica presentano 69 brevetti e 17 certificati di omologazione, il più famoso dei quali riguarda sicuramente la lastra al bromuro di gelatina, nota come Etichetta Blu, che salvò la famiglia dalla bancarotta e permise di portare avanti ulteriori sperimentazioni.
Nel campo dell’acustica, Louis è autore di 32 progetti di ricerca, tra cui il diaframma di carta (25 luglio 1908 - 401501 12/2), che sarebbe diventato l’altoparlante. Il brevetto è venduto alla società His Master’s Voice: questa invenzione sarebbe stata la più redditizia dei fratelli Lumière. Inventano anche un ponticello per violino (16 ottobre 1913 - 473877 17/4) e una tavola armonica per strumenti a corda (21 febbraio 1925 - 606548 17/4). In ambito chimico, formulano 14 domande di brevetto, tra cui un brevetto sugli anestetici (5 dicembre 1898 - 283627 19/1), un sapone antisettico (21 dicembre 1900 - 306457 14/4) e un conservante per siero (26 aprile 1900 - 299737 19/1), grazie all’utilizzo di composti organometallici del mercurio per la produzione di medicazioni (20 dicembre 1900 - 306456 14/1).
[...] Dopo la prima guerra mondiale, ad ogni modo, i percorsi di Louis e Auguste si dividono in parte, sia pur senza dar luogo ad alcuna rottura. Il secondo, del resto, ha sempre segretamente un po’ patito il fatto che la spinta decisiva per la creazione del cinematografo sia venuta da Louis (la famosa notte insonne da malato e l’intuizione di copiare i meccanismi delle macchine da cucito) e che, nell’invenzione principale della famiglia, il suo ruolo sia stato un po’ defilato. Auguste decide così di dedicarsi alle ricerche in campo medico, anche se i brevetti, conseguentemente al patto siglato da adolescenti, continuano a essere presentati a doppia firma. Sin da ragazzo, Auguste aveva imparato a memoria dizionari di anatomia e condiviso la passione per la medicina del suo tutore, Antoine Péronnet. [...]
Un tirocinante illustre
Nel 1896, Auguste fonda a proprie spese un laboratorio di fisiologia sperimentale e farmacodinamica all’Hôtel du Chalet, situato di fronte alla fabbrica Lumière. Accanto a lui c’è un promettente tirocinante in medicina, Marie-Joseph-Auguste Billiard, che in onore del padre scomparso cambierà il proprio nome in Alexis Carrel. Si tratta di uno dei più noti e controversi scienziati del Novecento, premio Nobel per la medicina nel 1912, convinto sostenitore dell’eugenetica e collaborazionista a Vichy. Auguste manterrà rapporti amichevoli con Alexis Carrel dopo che quest’ultimo avrà raggiunto fama scientifica internazionale e insieme a lui scrive diversi saggi di medicina. Nel 1896, Auguste fonda anche un laboratorio farmaceutico, la Société anonyme des brevets Lumière, affidandone la direzione a Marius Sestier, che, dopo la laurea in farmacia, era stato uno degli operatori di Lumière inviati in India e Australia. Da questo laboratorio escono e hanno successo il Persodine, una soluzione per stimolare l’appetito, e l’Ermofénil, antenato del mercurocromo. Nuovi laboratori di ricerca sono inaugurati nel 1910 su un terreno di oltre cinquemila metri quadrati, con quindici ricercatori impegnati in chimica, fisica, istologia, sierologia e chimica analitica. Strutture dedicate consentono anche lo stoccaggio degli animali vivi utilizzati negli esperimenti. Viene anche fondata una clinica gestita dal cognato di Auguste, il dottor Gélibert, che a sua volta insegna al fratello della moglie come visitare i pazienti, auscultare e condurre colloqui per stabilire una diagnosi. Nel 1936, la clinica è sostituita da una Clinica Lumière, che impiega metodi terapeutici unici. Auguste in persona visita tutti i pazienti, pur non avendo una laurea in medicina.
Durante la guerra mette le sue strutture a disposizione dello sforzo militare: più di 18.000 radiografie e 20.000 stampe vengono offerte gratuitamente dalla società Lumière, per la considerevole somma di 200.000 franchi oro (tra i 3 e i 4 milioni di euro, in valore odierno) totalmente a carico dell’azienda. Fornisce anche il suo contributo alla cura degli invalidi di guerra, sfidando le convinzioni mediche dominanti, ad esempio proponendo iniezioni di soluzioni di persolfato di sodio per combattere il tetano o sviluppando una nuova garza che riduceva il rischio di infezione.
Il nuovo Ippocrate
Auguste non si limita a creare istituti ospedalieri e a formulare in prima persona delle diagnosi. La sua ambizione è quella di rivoluzionare la medicina a partire dalle sue basi teoriche. A tal fine, sviluppa una teoria che mette al centro di ogni fenomeno vitale i colloidi. Questi ultimi (il cui studio si deve soprattutto al chimico italiano Francesco Selmi e allo scozzese Thomas Graham) sono miscele in cui particelle di dimensioni intermedie tra 1 e 1000 nanometri sono disperse in un altro fluido. Il termine nasce per indicare certe sostanze, come la gomma arabica, la gelatina, l’amido, ecc., che hanno in comune la mancanza di forma cristallina e danno soluzioni speciali, vischiose, dotate d’un complesso di proprietà diverse da quelle delle soluzioni ordinarie. Il contrario dello stato colloidale è la flocculazione, un processo chimico-fisico in cui le particelle sospese in un liquido, troppo piccole per essere separate, si aggregano per formare fiocchi solidi.
Per Auguste, questa distinzione tra stato colloidale e flocculazione acquisisce una importanza centrale: «La quasi totalità dei materiali che costituiscono gli esseri viventi sono composizioni molecolari colloidali. Cellule, organi, tessuti, umori, vasi, nervi, ecc. sono formati da sostanze la cui struttura e caratteristiche differiscono essenzialmente da quelle di corpi e composti non appartenenti agli esseri viventi. La vita non esiste al di fuori dello stato colloidale, e il primo principio che compare all’inizio di tutti i trattati di biologia dovrebbe essere enunciato come segue: “Lo stato colloidale condiziona la vita”. Eppure, incredibilmente, cosa inaudita, i trattati di medicina ignorano i colloidi! Pur avendo compiuto grandi cose, i medici lavorano con materiali di cui ignorano la natura e le proprietà caratteristiche!». Lumière fornisce un esempio originale. Perché, si chiede, lo stomaco non digerisce se stesso? Sappiamo che i cani riescono a digerire senza problemi pezzi di stomaco di altri cani. Eppure il loro stomaco non si autodigerisce. Per Auguste, questo deriva dal fatto che lo stomaco vivo è allo stato colloidale. I pezzi di stomaco morto, invece, hanno subito flocculazione, sono materiali inerti, non più colloidali.
[...] Queste singolari vedute portavano Auguste a rivalutare la medicina umorale ippocratica. Da qui l’importanza all’osservazione empirica dei pazienti, durante la quale Auguste aveva sviluppato eccezionali capacità diagnostiche.
Lumière continua il suo lavoro di medico autodidatta fino alla sua morte. Il suo approccio anticonvenzionale lo porta a scontrarsi spesso con l’istituzione medica, nella misura in cui egli va a toccare abitudini consolidate e interessi strutturati. Ovviamente la medicina ufficiale ha anche i suoi appigli per criticarlo: il suo dilettantismo entusiasta porta Auguste a sostenere le sue tesi con eccessiva sicurezza nelle proprie intuizioni, che non di rado si rivelano imprecise. È comunque indubbio che la sua febbrile attività di ricerca abbia svolto la funzione di pungolo alla medicina ufficiale, fornendo spunti e intuizioni talvolta destinati ad avere sviluppi fecondi. Ma egli è anche e soprattutto un umanista, attento alla sofferenza del paziente, alla sua osservazione, al dialogo con lui, tutto questo in un’epoca in cui, dopo la Grande guerra, il dolore era stato banalizzato. Un insegnamento che, nella medicina post Covid, torna di pressante attualità.
Carburanti aerei, Commissione Ue: «Le riserve coprono 90 giorni, ma la composizione è nazionale»
«Gli stock di emergenza variano tra Stati membri, serve coordinamento sulle carenze di jet fuel». Lo ha dichiarato la portavoce della Commissione europea Anna-Kaisa Itkonen da Palazzo Berlaymont, rispondendo a una domanda sulle carenze di carburante per aerei negli aeroporti europei.









