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Da Monti a Iacchetti: il circo che vota No e non sa dire perché
Enzo Iacchetti e Mario Monti (Ansa)

Massimo D’Alema mi aveva già convinto che fosse giusto votare Sì al referendum. Se lui è contrario, mi ero detto dopo aver letto le sue motivazioni a favore del No, c’è un motivo in più per approvare la riforma della giustizia messa a punto dal ministro Nordio. In questi giorni ho però trovato altre tesi a sostegno del Sì nelle parole di chi ha deciso di votare No. Per esempio, dopo aver letto l’intervista di Mario Monti al Corriere della Sera ho capito quanto siano pretestuose le ragioni di chi si oppone alla separazione delle carriere.

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Turiamoci il naso, serve il gas russo
Il Belgio rompe il muro: aprire un dialogo con Putin. Senza idrocarburi da Mosca rischiamo la recessione. Il diesel sfiora i 2,1 euro al litro, il governo studia sconti selettivi. Ursula apre all’abolizione delle tasse sulle bollette, però a spese nostre. Intanto rincara l’acqua.

Urge una decisione. Ormai è chiaro che i prezzi di gas e petrolio non torneranno presto alla normalità. Per quanto sia auspicabile il contrario, la guerra in Iran è destinata a durare mesi e di conseguenza anche l’instabilità politica dell’intera regione da essa generata. Per altro, comunque vada, ovvero sia che le bombe americane e israeliane vincano la resistenza di Pasdaran e ayatollah, sia che Trump e Netanyahu decidano di fermare il conflitto, lo stretto di Hormuz non sarà liberato in poche settimane.

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I no Cpr sconfessavano gli psichiatri
Ansa
Nell’ordinanza di sospensione degli otto medici pro clandestini di Ravenna emergono diagnosi smentite a scopo ideologico. E gli extracomunitari tornavano a delinquere.

Nell’ordinanza di sospensione per tre degli otto medici del reparto di Malattie infettive del Santa Maria delle Croci di Ravenna c’è un passaggio che mette a fuoco l’ipotesi che abbiano agito per ideologia più che per deontologia: il ribaltamento delle diagnosi formulate dagli psichiatri. È uno degli elementi che risultano dall’analisi del giudice per le indagini preliminari, Federica Lipovscek, di una trentina di certificati utilizzati per dichiarare alcuni stranieri irregolari non idonei al trasferimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr).

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Lo ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri di Bruxelles.

Chi tocca il Sistema rischia grosso
Roberto Scarpinato (Ansa)
Roberto Scarpinato, ex toga oggi M5s, ha chiesto al Csm le carte sulla mia carriera dopo che mi sono esposta sulla politicizzazione della magistratura. Pure Andrea Delmastro è sotto attacco.

All’inizio del mese di dicembre, rompendo il riserbo che in questi anni ha caratterizzato la mia attività di magistrato, ho deciso di raccontare la mia storia sulla Verità. Ho scelto di parlare a cuore aperto con i lettori e i cittadini italiani. Nella mia vicenda avevo incrociato uno dei più accesi sostenitori del No al referendum, il senatore dei 5 stelle Roberto Scarpinato, che quando ero pm a Termini Imerese ricopriva il ruolo di procuratore generale di Palermo. Avevo raccontato di come nel corso di una lunga e faticosa indagine che coinvolgeva politici di partiti diversi, mi fosse stato indicato di dare priorità temporale ad alcuni indagati piuttosto che ad altri, per spiegare ai cittadini quanto potere abbiano i pubblici ministeri e quanto possano incidere sulla vita politica. Questo per dire che come contraltare di tale potere - dovere è essenziale spezzare, con il sorteggio, ogni legame reale o anche solo «casuale» tra ideologia politica e magistratura.

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Secondo Emanuel Pietrobon, analista di Masirax, anche il dossier sul magnate pedofilo potrebbe aver indotto Trump a iniziare una guerra contro gli ayatollah.

«Veruska D'Angelo? Io non vedo un’assistente sociale. Lei ne ha vista una in giro?». Sono le parole di Marco Femminella, uno dei due avvocati della famiglia del bosco, riferendosi alla professionista con cui da tempo c’è un clima di forte tensione.

Il culmine si è registrato dieci giorni fa con l’allontanamento di Catherine Trevallion dalla casa famiglia in cui sono ospitati i suoi tre figli.

«Tutta questa sovraesposizione mediatica è diventata un problema, non è più sostenibile – ha aggiunto il legale lasciando il suo studio di Chieti –. Quei poveretti sono assediati, già stanno messi come stanno».

Parlando dell’arrivo degli ispettori del Ministero della Giustizia al Tribunale per i minorenni dell'Aquila, Femminella ha sottolineato: «È un argomento che riguarda il ministero e il tribunale. Se ci sono problemi lo sanno loro. Chi ha delle responsabilità se le assume. L’importante è che su questa vicenda torni l’equilibrio».

Molta sinistra, invece, è favorevole al Sì
Giuliano Pisapia, Carlo Calenda, Stefano Ceccanti, Arturo Parisi
Pisapia, Ceccanti, Parisi, Calenda, Minniti... Nel Partito democratico, e non solo, fingono di non vedere che tra i loro big c’è chi dice: «Non si vota sul governo Meloni ma su un tema che condividiamo». Nel gruppo pure Pina Picierno e Roberto Giachetti.

In risposta a chi dice che voteranno Sì solo massoni deviati e imputati, aumentano gli esponenti di sinistra favorevoli alla riforma Nordio.

L’esercito dei riformisti avanza spedito. L’ultimo in ordine di tempo a schierarsi dalla parte del Sì è, Arturo Parisi, promotore dell’Ulivo e delle riforme istituzionali negli anni Novanta, ex ministro della Difesa con Prodi: «Voto Sì per far avanzare una giustizia garantista. Voterò Sì guidato dalla domanda che sta al centro della riforma della separazione delle carriere dei magistrati: la necessità della terzietà del giudice tra chi accusa e chi difende».

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