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Assistenza e rimpatri. Va a pieno regime il centro per migranti aperto in Albania
Il centro per migranti di Gjader, in Albania (Getty Images)
Finora rispediti a casa 83 stranieri. Pronta anche la struttura che dovrebbe valutare le domande d’asilo, bloccata dai giudici.

Una collina costeggia il centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader. Erba, arbusti e rocce. Sotto di essa, un’alta barriera d’acciaio. È il primo anello, quello più esterno, che separa i migranti dal resto del villaggio, una piccola frazione del comune di Lezhë (Alessio), nel nord dell’Albania. Dentro, strade e cancelli che si aprono o chiudono a seconda delle necessità di sicurezza. Un villaggio nel villaggio. Reso necessario dal fatto che l’80% delle persone che è transitato da qui ha compiuto dei reati, spesso molto gravi. Non è quindi solo una questione di permessi di soggiorno e di carte bollate ma, soprattutto, di criminalità. Che va arginata e allontanata dal nostro Paese.

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Vogliono impedire i rimpatri
Ansa

Il duro scontro sui soldi agli avvocati dei clandestini che scelgono di tornare a casa loro smaschera l’ideologia immigrazionista. Inizia ad andare a regime il centro in Albania finora boicottato dai giudici. Ecco come funziona e chi vi è trattenuto: già 83 espulsi. Un minorenne egiziano indiziato per l’uccisione di un ragazzo a Pavia. Con un cacciavite...

Il nostro è un Paese meraviglioso, soprattutto per le contraddizioni. Prendete ad esempio la normativa che riguarda i migranti: siccome la Costituzione assicura a tutti, anche a chi non ha i mezzi per pagarla, la tutela legale, ogni anno spendiamo quasi mezzo miliardo per liquidare le parcelle di avvocati che difendono migliaia di stranieri che non hanno diritto di restare in Italia.

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Un articolo pubblicato sulla piattaforma vicina alla Commissione propone uno schema basato su sovvenzioni. Mossa fiscalmente insostenibile e che crea distorsioni tra Stati.

Un articolo pubblicato ieri su VoxEu, piattaforma del Centre for economic policy research (Cepr) e punto di riferimento dell’area economica più vicina alla Commissione europea, che lo finanzia, affronta il contrasto emergente tra la competitività industriale europea e gli obiettivi climatici dell’Unione. Il titolo dello studio, Migliorare la competitività o raggiungere gli obiettivi climatici: il dilemma di Draghi è se non altro onesto e ammette che esiste un problema di costi-benefici.

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Merz riunisce i vertici di Stato per l’energia
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa)
Il cancelliere vuole intervenire prima che la situazione precipiti e convoca il consiglio di sicurezza: «Dobbiamo garantire sempre la disponibilità di benzina e diesel, economia e cittadini devono poter contare su forniture stabili». L’Italia intanto aspetta...

Berlino alza il livello di allerta sull’energia e porta la questione direttamente sul terreno della sicurezza nazionale. «La sicurezza degli approvvigionamenti energetici ha la massima priorità», ha scandito Friedrich Merz intervenendo all’apertura della Fiera di Hannover, a cui era presente anche il presidente brasiliano Lula.

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Il premier dal Salone del Mobile di Milano: «Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».

«Non mi è esattamente chiara la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante, che fa ricorso contro un decreto di espulsione — ha aggiunto — non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato. A me non è chiaro».

Vannacci: «O la Meloni mi segue o corro da solo». E Renzi gongola
Vannacci e Renzi con Fedez durante la puntata di Pulp Podcast
Il generale e il leader di Italia viva al podcast di Fedez. Il rottamatore: «Ci farà vincere».

A quanto pare il trappolone ordito da Matteo Renzi per fare cadere Giorgia Meloni sta funzionando alla grande. Il leader di Italia viva ieri è andato in onda su Pulp Podcast, il format di Fedez e Davide Marra, insieme al leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci. Due ore di battute e attacchi, anche duri, su diversi temi: guerra, immigrazione, sicurezza.

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Sarà italiana la futura serra per coltivare piante nello spazio. A lavorarci è Franco Malerba, primo astronauta italiano e oggi imprenditore con la startup Space V.

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Mentre il Papa torna a essere l'unica autorità morale che parla di pace e teologia, per il tycoon esiste un solo "scelto da Dio" che non siede a Roma ma nello Studio Ovale.