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Il sindacato dei giudici rischia la bancarotta
Cesare Parodi (Imagoeconomica)
Il ministero, su richiesta di Fi, chiede trasparenza su chi paga il comitato del No. Il sindacato fa muro, coperto dalla sinistra.

Bilanci non pubblicati e finanziatori anonimi. L’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, non brilla per trasparenza. E per questo è finita nel mirino del governo a causa della raccolta fondi del comitato «Giusto dire no», che è una sorta di costola dell’Anm e sostiene la campagna referendaria. Sul suo sito è possibile fare donazioni da 10-20-50-100 euro dichiarando di «non ricoprire attualmente incarichi politici e di partecipare alla donazione in qualità di privato cittadino» e di avere preso visione dell’informativa sulla privacy. In cui è espressamente evidenziato che «non è prevista alcuna forma di diffusione dei dati» dei finanziatori.

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In Nigeria non si placa l'offensiva jihadista e l'assedio ai cristiani
Una vista della distruzione dopo gli attacchi condotti da gruppi armati nelle aree di Woro e Nuku nello Stato di Kwara, in Nigeria, il 5 febbraio 2026 (Getty Images)
Rapimenti e massacri si moltiplicano tra Kaduna e Kwara: 174 uccisi a Woro, sacerdote sequestrato a Kajuru. Nel 2025 quasi 4.000 vittime per motivi di fede secondo Open Doors. Trump ordina raid e invia consiglieri militari a sostegno di Abuja.


L’incubo dei cristiani in Africa non finisce mai e in queste ultime settimane rapimenti e omicidi sono cresciuti in maniera esponenziale. La Nigeria è stata l’epicentro della maggior parte delle violenze dei terroristi islamici che hanno colpito in molti stati della nazione federale africana. Abuja ha sempre avuto problemi nelle aree settentrionali a maggioranza musulmana dove Boko Haram, un’organizzazione terroristica nativa della Nigeria, colpiva indiscriminatamente con assassinii e rapimenti, soprattutto di giovani studentesse da convertire all’Islam.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 17 febbraio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 17 febbraio con Flaminia Camilletti

Milano da demolire: vanno a processo la star Boeri, Zucchi e un modello di città
Stefano Boeri e Cino Zucchi (Ansa)
Rinvio a giudizio sul concorso della Bei, ma il filone porta con sé i guai di Bosconavigli. Il Comune non si costituisce parte civile.

Milano, ma anche Tirana. I Navigli e l’Albania. I cantieri sotto casa e quelli oltre l’Adriatico. Il giro dell’archistar Stefano Boeri, oggi, non è più soltanto una mappa urbana: è una rete di relazioni professionali, incarichi incrociati e concorsi pubblici che, dopo oltre 15 anni di centralità assoluta, è finita sotto la lente della Procura di Milano. Un mondo che ha accompagnato - e in parte guidato - la trasformazione della città e che ora viene raccontato nei fascicoli giudiziari come un sistema compatto, continuo, dove pubblico e privato si sono incrociati molto (troppo) spesso.

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Agli ultra il daspo, ai violenti rossi niente
Ansa
Daspo all’ultrà interista che ha lanciato un petardo contro il portiere della Cremonese: eventi sportivi vietati per quattro anni. Meno rigore con i violenti di piazza che hanno assaltato e ferito gli agenti. La sinistra li difende: l’idea del fermo sarebbe liberticida.
Non sono un esperto di fuochi d’artificio, però ieri ho imparato una cosa: non tutti i petardi sono uguali. La differenza sta in chi li lancia e soprattutto in chi li riceve. Se per esempio il mortaretto è sparato da un ultras contro un calciatore mentre

è in corso una partita di calcio, non soltanto l’hooligan rischia l’arresto, ma in un battibaleno la giustizia lo «condanna» a quattro anni di Daspo, proibendogli l’accesso allo stadio. Se invece la bomba carta è lanciata contro le forze dell’ordine durante una manifestazione, come si è visto a Torino e Milano, al massimo si rischia un buffetto.

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Di Matteo rinnega le critiche alle correnti
Nino Di Matteo (Imagoeconomica)
Non solo parlò di «metodo para-mafioso»: a ottobre si dimise dal sindacato delle toghe contestando le «logiche di opportunità politica». Ora invita a non «strumentalizzare».

Immaginate la seguente scena. Un disgraziato finisce sotto inchiesta, il pm lo interroga e gli chiede conto del contenuto di una certa intercettazione e lui risponde piccato: «Ma come si permette? Lei sta strumentalizzando le mie parole». E il pm: «Mi scusi, come non detto, inchiesta chiusa, arrivederci, mi saluti i suoi». Vi sembra possibile? Impossibile, eppure è proprio quello che i leader del fronte del No al referendum stanno pretendendo se messi di fronte alle loro lampanti e documentate contraddizioni. «Lei strumentalizza» è la nuova parola d’ordine di questi signori.

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Il piccolo Tommaso non si arrende. Oggi si deciderà sul nuovo trapianto
Ansa
La mamma: «Mi hanno confermato che rimane ancora operabile. Sta combattendo come un guerriero». Ma il quadro resta critico.

Patrizia Mercolino «non molla» e non lascia un attimo da solo Tommaso, il suo piccolino che sta lottando come «un guerriero» in quel lettino di ospedale. Il passare delle ore diventa cruciale per il futuro del bimbo di appena due anni ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver subito il trapianto di un cuore «bruciato».

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Gratteri scorda che sono «per bene» molti imputati
Marco Sorbara (Ansa)
Per screditare la riforma, Gratteri sostiene che la appoggiano indagati e processati. Ma le cronache sono piene di innocenti finiti in cella ingiustamente. Il caso di Marco Sorbara (909 giorni di prigionia) è esemplare.

Ripartiamo dalla grammatica secondo Gratteri, quella che - ipse dixit - lo assolverebbe. «Per il No voteranno le persone perbene» e tanto basta per avere chiaro che in una dicotomia «buoni e cattivi», coloro che voteranno Sì non sono persone per bene: la lingua italiana non è una convenzione borghese. Dunque coloro che voteranno Sì sono dei farabutti, con tonalità più o meno intense: «Indagati, imputati, massonerie deviate e centri di potere». E già qui uno dovrebbe opporre al magistrato la seguente domanda: e da quando un indagato o anche un imputato è una persona non per bene? «Io parlavo della Calabria», ha poi tentato di minimizzare, come se la Calabria fosse un mondo a sé o facendo finta di non sapere che quella regione si porta dietro una serie di pregiudizi che si estendono oltre la regione.

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