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Vietato dire no alla moschea
Nel riquadro il manifesto della Lega rimosso dopo la protesta degli islamici dell’Ucoii (iStock)

A Venezia i fedeli di Maometto si lamentano per lo spot leghista sui bus contro la costruzione di un tempio islamico. La società concessionaria della pubblicità fa rimuovere i cartelloni: il messaggio non rispetta il codice etico aziendale. Il Carroccio fa ricorso.

Si può inneggiare ai No Tav, schierarsi per il No Trivelle e negare con tutte le forze la caccia e il nucleare. Ma se ti azzardi a scrivere «No moschea» su un cartello vieni bandito dal consesso civile. Accade a Venezia durante la campagna elettorale, con un oscurantismo a orologeria degno di Riad.

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Mutui, tregua solo apparente: i tassi fermi della Bce non rassicurano le famiglie
Il presidente della Bce Christine Lagarde (Ansa)
Tassi fermi solo in apparenza: i mercati prevedono nuovi rialzi della Bce entro fine anno. Mentre il caro energia continua a pesare, arrivano segnali negativi anche sul fronte dei mutui, con le famiglie esposte al variabile sempre più sotto pressione e una finestra sempre più stretta per chi vuole bloccare condizioni ancora favorevoli.
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Rubio vedrà Meloni nel viaggio in Italia. Ricucire è interesse di entrambe le parti
Marco Rubio (Ansa)
Il premier rimarca: «Accordi sempre rispettati, ma dette cose scorrette su di noi». Confermato anche il colloquio con il Papa.

È una doppia ricucitura quella a cui punta Marco Rubio con la sua visita a Roma questa settimana. Il segretario di Stato americano cercherà infatti di smorzare le tensioni dell’amministrazione Trump tanto con la Santa Sede quanto con Palazzo Chigi. Ieri, la Sala Stampa vaticana ha confermato che Leone XIV riceverà Rubio nel Palazzo apostolico giovedì mattina. Sempre ieri, è stato reso noto che Giorgia Meloni avrà un incontro con il capo del Dipartimento di Stato americano nella mattinata di venerdì.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 5 maggio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 5 maggio con Carlo Cambi

  • Affondate piccole imbarcazioni del regime. Trump: «Se prendono di mira i nostri, li cancello dalla faccia della terra». Bessent: «Controlliamo lo Stretto, aperto un corridoio». I pasdaran: «Affermazioni false».
  • Intercettati quattro missili sugli Emirati grazie a un Iron Dome israeliano. Droni su un oleodotto, feriti tre indiani. Teheran: «Un errore». Centrato un edificio residenziale in Oman.

Lo speciale contiene due articoli.

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Ranucci si scusa con Nordio a metà
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica)
Mister «Report» ammette di aver sbagliato a sostenere che il ministro era stato nel ranch uruguaiano. Poi prova a svicolare: «Ho detto che era una notizia da verificare».

Zero passi avanti, uno indietro e una supercazzola. È la sintesi dell’ultimo episodio della serie intitolata Il giornalista e il ministro: Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e principe dell’informazione d’inchiesta e il Guardasigilli Carlo Nordio.

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Per l’Uruguay è regolare l’adozione della Minetti. E Cipriani ringrazia il Colle
Nicole Minetti (Ansa)
Né affidamento informale né pratica privata: il tribunale del Paese sudamericano rispettò le procedure. Il compagno dell’ex igienista: «Da Mattarella atto d’amore».

A dispetto di quanto è stato raccontato nelle ultime settimane, la vicenda legata a Nicole Minetti, tra la grazia ricevuta dal Quirinale e il bambino adottato in Uruguay, comincia poco alla volta a rientrare dentro un perimetro più preciso. Restano ancora alcune verifiche da fare.

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Sulla Difesa i «pasdaran» dell’Europa fanno il gioco di Trump
Donald Trump (Ansa)
L’autonomia strategica (più soldi per le armi) è una richiesta Usa. Dai tempi di Biden.

Puntuale come a ogni crisi, scocca l’«ora dell’Europa». Nello stesso giorno Corriere della Sera e Repubblica impegnano i rispettivi editoriali per una chiamata alle armi - non del tutto figurata - all’insegna della riscossa del Vecchio continente. Secondo Ernesto Galli della Loggia, infatti, il pacifismo che impedisce alla nostra opinione pubblica di essere convintamente a favore del sostegno militare all’Ucraina deriva da «un sentimento di disprezzo di sé», una «perdita di fiducia in noi stessi»: «non ci sentiamo pronti alla minima audacia, più disposti a osare», preda di una «sindrome dell’inerte» che ci condanna alla sopravvivenza.

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