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Dall’omicida al pedofilo, dallo stupratore al rapinatore: ecco chi sono i clandestini condannati che il governo aveva deciso di espellere e che invece ha dovuto riportare in Italia. Adesso sono a spasso.

I recidivi passati attraverso le porte girevoli del centro di Gjader nonostante il pesante bagaglio penale avevano un asso nella manica: la richiesta di protezione internazionale. L’hanno giocato al momento giusto: poco prima del rimpatrio. Un grimaldello. Valutato dai giudici della Corte d’appello di Roma che li hanno riportati in Italia, dove ora sono liberi di portare a spasso il loro know how giudiziario messo insieme in anni di passaggi tra commissariati, aule di tribunale e uffici di polizia, come motivo per non convalidare il trattenimento e bloccare il rimpatrio. Il risultato è un viaggio circolare: dall’Italia all’Albania e di nuovo indietro.

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La Salis vuole rendere legittimo occupare le case di chi ne ha tante
Ilaria Salis (Imagoeconomica)
Incredibile emendamento degli eurodeputati di estrema sinistra, tra cui l’italiana: «Basta criminalizzare chi si insedia abusivamente in strutture pubbliche e di proprietari con molteplici patrimoni residenziali».

Oggi il Parlamento europeo vota a Strasburgo, in seduta plenaria, il rapporto finale sulla edilizia abitativa: si vuole contrastare il fenomeno della crescita dei prezzi delle case, tendenza che rende più difficile trovare un alloggio a buon prezzo. I giovani europei sono tra i più colpiti e spesso restano più a lungo a vivere con i genitori.

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Persino Ursula si ricrede sul nucleare, la Schlein no
Ursula von der Leyen (Ansa)

Adesso che il prezzo del gas oscilla intorno ai 54 dollari a megawattora, cioè oltre il 20 per cento in più di due settimane fa, e il greggio sfiora i 100 dollari al barile, tutti riscoprono l’urgenza dell’autonomia energetica.

«L’Italia dipende troppo, più della media europea e delle principali economie occidentali, dalle fonti fossili importate», spiega il Corriere della Sera. «Consumiamo più energia di quanta ne produciamo e per soddisfare i nostri bisogni ci riforniamo da un parterre diversificato di fornitori. Ma questa dipendenza, unita al carattere manifatturiero ed energivoro dell’economia, può tradursi in un mix pericoloso quando gli equilibri geopolitici traballano», osserva Repubblica. In pratica ora che il Paese rischia il blackout c’è chi scopre l’acqua calda.

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Bartolozzi: altro fuoco sulle toghe. Chigi irritato, Nordio la difende
Giusi Bartolozzi (Ansa)
Il capo staff del ministro aveva paragonato la magistratura a un «plotone di esecuzione». Si attendevano le scuse, ma la «zarina» prova a giustificarsi: «Effetti drammatici sugli innocenti, che devono prostrarsi».

Come se questo referendum non fosse già abbastanza politicizzato, l’infelice uscita del capo di gabinetto e plenipotenziaria del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, a 12 giorni dal voto, rischia di spostare ancor più l’attenzione dal merito della riforma Nordio.

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Chi sostiene il No difende un sistema caro al fascismo
Ansa
Già i fascisti si opposero alla separazione delle carriere perché disfunzionale al regime. Come mai, ora, i «difensori» della Costituzione insultano chi vuole un cambiamento?

Possiamo partire da un piccolo fatto di cronaca, la cui sostanza certamente non cambierà il mondo ma che è rivelatore di una cultura votata da decenni ad annullare i principi del nostro umanesimo: il rispetto della vita e di quella cellula della società civile che si chiama famiglia.

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Romania, si sgretolano le accuse dietro l’annullamento delle elezioni
Calin Georgescu (Ansa)
Nel 2024 la massima Corte del Paese invalidò il voto in cui vinse Georgescu per presunte ingerenze russe. Da lì partì un processo per «attentato all’ordine costituzionale». Ora molte prove sono dichiarate nulle.

Si riapre con una decisione clamorosa della Corte d’Appello rumena la vicenda delle elezioni presidenziali in Romania, ripetute nel maggio 2025 dopo che la vittoria al primo turno di Calin Georgescu a novembre 2024 era stata annullata dalla Corte costituzionale a seguito di prove riguardanti presunte interferenze della Russia (poi smentite da un report della commissione giuridica del Congresso degli Stati Uniti) e lo stesso Georgescu era stato incriminato a settembre 2025 per attentato all’ordine costituzionale, costituzione di organizzazioni fasciste e antisemite, disinformazione e falso. La Corte d’Appello di Bucarest ha infatti stabilito che gran parte delle prove contro Georgescu sono state ottenute illegalmente. La sentenza, emessa lunedì, ha portato all’esclusione di decine di dichiarazioni di testimoni e materiale correlato, sollevando domande sull’integrità dell’indagine sull’ex candidato presidenziale, cui a maggio 2025 è stato anche impedito di ricandidarsi alla presidenza.

Georgescu, che in campagna elettorale si era distinto per le sue posizioni sovraniste e le critiche alla Nato e all’Unione europea, aveva superato inaspettatamente il primo turno di votazione. L’annullamento del turno elettorale pochi giorni dopo aveva scatenato proteste diffuse e accuse di manipolazione elettorale, con i sostenitori del candidato di destra che puntavano il dito contro Bruxelles. Pour cause: dopo l’annullamento del primo turno, su iniziativa della Procura presso l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia rumena (Piccj), sulla base di presunte interferenze nel voto tramite TikTok, la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen aveva avviato un procedimento formale nei confronti della piattaforma di video sharing cinese per sospetta violazione del Dsa, in relazione all’obbligo di valutare e mitigare i rischi sistemici legati all’integrità delle elezioni, «in particolare nel contesto delle presidenziali rumene». La ciliegina sulla torta era arrivata dopo le dichiarazioni di Thierry Breton, ex commissario europeo al mercato interno, che a gennaio 2025 sulla radio francese si era lasciato scappare la rivendicazione dell’intervento a gamba tesa sul voto rumeno dichiarando all’emittente Rmc che «l’Unione europea ha gli strumenti per bloccare qualsiasi ingerenza straniera, come ha fatto in Romania». Forti interferenze francesi erano state registrate anche a seguito della visita dell’ambasciatore francese alla Corte costituzionale di Bucarest poco prima che questa decidesse di invalidare la vittoria di Georgescu e all’endorsement del presidente francese Emmanuel Macron a favore di un’altra candidata, Elena Lasconi.

Dopo il fiasco elettorale, Calin Georgescu ha affrontato una serie di sfide legali: a febbraio 2025, i pubblici ministeri rumeni hanno aperto un’indagine penale su di lui, accusandolo di aver istigato violenza e tentato di rovesciare l’ordine costituzionale. Le accuse derivavano da presunti complotti legati alla sua campagna elettorale e alle attività post-elettorali, compresi supposti legami con gruppi di estrema destra e influenze straniere. L’impianto accusatorio poggiava sulla presunta collaborazione tra Georgescu e Horațtiu Potra, ex soldato della Legione straniera francese e leader mercenario. Potra è stato accusato insieme con altre 20 persone di aver costituito un gruppo paramilitare dotato di armi illegali. A fronte di queste «prove» - in realtà soltanto una, un report dei servizi segreti rumeni - Georgescu è stato posto sotto controllo giudiziario e gli è stato impedito di partecipare al turno elettorale riconvocato a maggio 2025, nonostante lui si sia sempre difeso e abbia negato le accuse, descrivendole come attacco politico.

La sentenza di lunedì si è concentrata sulle irregolarità procedurali e nel modo in cui le prove sono state raccolte dalla Procura generale (Piccj). Il giudice della Corte d’Appello, Mihai Paul Cozma, ha stabilito che le dichiarazioni dei testimoni, raccolte tra l’8 e il 12 dicembre 2024 (quando è stato annullato il primo turno), erano inammissibili, avendo violato il diritto degli indagati contro l’autoincriminazione ai sensi dell’articolo 118 del codice di procedura penale della Romania. Ai sensi degli articoli 102 e 282 del Codice, inoltre, Cozma le ha dichiarate nulle e ha ordinato la loro esclusione dal fascicolo, assieme alle registrazioni audio delle udienze e a qualsiasi riferimento a esse nell’accusa, mettendo a verbale che «le prove ottenute illegalmente non possono essere utilizzate nel procedimento penale».

Il caso non è archiviato, però. La Corte d’appello rumena ha dato al Piccj cinque giorni per confermare se intende tenere in piedi l’accusa o se preferisce che il caso torni all’ufficio del procuratore per ulteriori indagini. Ma la decisione di Cozma, a questo punto, lascia il procedimento in un limbo giudiziario, aprendo potenzialmente la strada a un cambio di rotta nel processo o forse anche all’assoluzione di Georgescu. I suoi sostenitori, nel frattempo, tornano ad accusare l’Ue, sostenendo che l’annullamento elettorale e i successivi procedimenti giudiziari riflettono un’influenza indebita delle istituzioni europee, che in questo modo hanno voluto sopprimere le voci anti-establishment.

Trump deve correre contro il tempo per non giocarsi la sua base Maga
Donald Trump (Ansa)
Al tycoon conviene chiudere presto la partita o il voto di novembre gli presenterà il conto.

Per Donald Trump «il conflitto è quasi terminato». Per Netanyahu no, «Non abbiamo ancora finito». E nemmeno i pasdaran la pensano come il presidente americano: «Decideremo noi quando cesserà il conflitto». Insomma, come volevasi dimostrare l’attacco disposto da Israele e Usa ha aperto nuovamente il vaso di Pandora mediorientale e ora si tratta di capire come uscirne.

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«Nostra figlia è venuta al mondo grazie a un miracolo di Paolo VI»
Paolo VI (Getty Images)
La villocentesi sulla piccola Amanda provocò la fuoriuscita del liquido amniotico. I genitori: «Per i clinici l’unica scelta era l’aborto. Ma noi abbiamo pregato l’ex pontefice e oggi la bimba ha 11 anni ed è sana».

Dapprima, il raggio d’intercessione e grazia di Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI (1897-1978), giunse negli Stati Uniti, nel 2001. Al quinto mese di gravidanza, una donna ebbe gravi problemi con il liquido amniotico della membrana fetale, con rischio di decesso del nascituro o malformazioni. I medici consigliarono l’aborto. Pregò Paolo VI, autore di Humanae Vitae (1968). Il bimbo nacque sano. Un miracolo. Quello per cui il Papa bresciano fu proclamato beato. Nel 2014 un’altra stilla piovve sul paese di Villa Bartolomea, 6.000 abitanti, nella pianura a Sud di Verona. A causa di un evento accidentale durante una villocentesi, Vanna Pironato, infermiera professionale ospedaliera, in stato di gravidanza, prese atto della fuoriuscita del liquido amniotico dalla membrana. Con il marito, Alberto Tagliaferro, impiegato in una finanziaria del settore auto, nato nello stesso anno della moglie, 1978, decise di proseguire la gestazione. Solo una carezza invisibile e taumaturgica poteva superare i limiti delle tecniche mediche e illuminare una situazione disperata. Amanda vide la luce nella notte di Natale, a Verona, sotto gli occhi quasi increduli del personale sanitario. Oggi ha 11 anni ed è una bimba sana e felice. Il miracolo che ha consentito la sua nascita è stato attribuito a Paolo VI, quello per cui la Chiesa cattolica l’ha dichiarato santo, nel 2018. Vanna e Alberto che, accanto ad Amanda, hanno altri due figli, Riccardo, 14 anni, e Luisa, 6, e vivono a Villa Bartolomea in un’abitazione a pochi passi da un giardino pubblico intitolato proprio a papa Montini, raccontano la loro straordinaria storia.

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