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L’ultima piroetta di Trump (forse) ci evita il lockdown
Donald Trump (Getty Images)
Oggi il premier in Aula su questione energetica e politica internazionale, ma la svolta su Hormuz smonta in anticipo il teatrino preparato dalle opposizioni. Cresce nella maggioranza l’ala ostile al lockdown.

Il ritorno in Parlamento di Giorgia Meloni, dopo il referendum e con il mondo intero con il fiato sospeso per la fragile tregua tra Usa (o meglio, Israele e Usa) e Iran, non sarà una passeggiata. La premier lo sa bene e affila le unghie: il momento è difficile, molto difficile, probabilmente il più cupo della sua esperienza a Palazzo Chigi: un po’ di sollievo sembrava arrivato dal cessate il fuoco accettato da Washington e Teheran, ma ci ha pensato il solito Benjamin Netanyahu, bombardando in maniera terribile il Libano, facendo strage di civili e colpendo anche un veicolo italiano dell’Unifil, a far riesplodere l’incendio.

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Perché Hormuz è tanto importante? C’è modo di aggirarlo? Oltre la metà della produzione globale petrolifera e di altri combustibili si sposta per nave. Il piccolo canale di acqua che separa Oman e Iran è uno degli snodi strategici più importanti per volume di transito.
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Netanyahu devasta Beirut e colpisce i soldati italiani
Beirut dopo il raid dell'Idf (Ansa)
Raid brutali dell’Idf: 112 morti e 837 feriti. Tel Aviv si giustifica: «Il Libano è fuori dai patti». E per Trump sono solo «scaramucce». Nella furia, spari contro un nostro convoglio Unifil. Ira della Meloni: «Israele chiarisca». Convocato alla Farnesina l’ambasciatore.

Beirut in fiamme, 100 obiettivi centrati in dieci minuti, 112 morti e 837 feriti a salire. Sono il costo di una precisazione. Sta nell’ultima riga di un comunicato, quel «il Libano è escluso» (dalla tregua) con cui Benjamin Netanyahu prende le distanze dalla svolta diplomatica di Donald Trump e si tiene le mani libere per completare il lavoro contro Hezbollah.

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I nani di Bruxelles ora fanno i grossi
Kaja Kallas (Ansa)
Da Kallas a Ursula, i vertici Ue provano a intestarsi la tregua. Macron sorpassa Starmer sulla missione navale. Anche l’Onu si sveglia e promette di tutelare il traffico nel Golfo.

La Babele europea non si smentisce neppure nelle ore decisive del conflitto con l’Iran. La tregua è stata trovata grazie a ben altri canali, a cominciare dal Pakistan, ma nel giorno degli annunci da Bruxelles parte la solita corsa a far finta di contare qualcosa.

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Non Sparate sul Pianista | Sciortino: «La musica è viva e ha il suono del nostro tempo»

Orazio Sciortino, pianista concertista e compositore contemporaneo, ci guida nel mondo della musica «colta» di oggi. Un'apparente Babele del linguaggio nella quale tutti gli ingredienti del passato sono a disposizione degli artisti.

La Casa Bianca: «Sabato i negoziati con l'Iran». L’insidia più grande resta il nucleare
Da sinistra: JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner (Ansa)
Tavolo pronto a Islamabad, con la mediazione pakistana. Ma sui punti da trattare regna la confusione. Gli Usa aprono sulle sanzioni, mentre Teheran sull’uranio non ci sente. E pretende la tregua in Libano.

Le prime navi son tornate ieri mattina a transitare nello Stretto di Hormuz. Il via libera, però, è durato poche ore. Teheran ha chiarito: «È necessario ricevere il permesso dalla Marina dei pasdaran. Qualsiasi nave che tenti il passaggio senza autorizzazione sarà distrutta». Più che una riapertura, insomma, una gestione controllata. Ed è proprio qui che si gioca la partita negoziale tra Washington e la Repubblica islamica.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 9 aprile

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 9 aprile con Carlo Cambi

FoodTalk | Uomini o donne, la sfida è comandare in modo virtuoso

Gli abusi di autorità avvengono nelle grandi cucine (e non solo) e a compierli sono sia maschi sia femmine. Per cambiare sistema non basta puntare il dito su un solo sesso.