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L’Ue nel Board per Gaza come l’Italia. Pd in tilt
Giorgia Meloni (Ansa)
Dopo averne criticato lo statuto, la Commissione parteciperà in qualità di osservatore al comitato ideato da Trump. La stessa formula scelta da Giorgia Meloni, che però ha scatenato le ire di dem e M5s. Antonio Tajani: «Critiche senza senso, allora pure Bruxelles è serva degli States?»

Dopo aver duramente criticato lo statuto del Board of peace per Gaza, Bruxelles ha fatto dietrofront: la Commissione europea parteciperà alla riunione inaugurale come osservatore.

A rappresentare l’Ue giovedì a Washington sarà il commissario europeo per il Mediterraneo, Dubravka Suica. Nonostante le premesse di rito, ovvero che la Commissione «non sta diventando membro» del Board, il portavoce Guillaume Mercier ha comunicato che la partecipazione all’incontro è in virtù «dell’impegno di lunga data per l’attuazione del cessate il fuoco a Gaza, nonché per prendere parte agli sforzi internazionali per sostenere la ricostruzione e la ripresa postbellica a Gaza».

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Il sindacato dei giudici rischia la bancarotta
Cesare Parodi (Imagoeconomica)
Il ministero, su richiesta di Fi, chiede trasparenza su chi paga il comitato del No. Il sindacato fa muro, coperto dalla sinistra.

Bilanci non pubblicati e finanziatori anonimi. L’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, non brilla per trasparenza. E per questo è finita nel mirino del governo a causa della raccolta fondi del comitato «Giusto dire no», che è una sorta di costola dell’Anm e sostiene la campagna referendaria. Sul suo sito è possibile fare donazioni da 10-20-50-100 euro dichiarando di «non ricoprire attualmente incarichi politici e di partecipare alla donazione in qualità di privato cittadino» e di avere preso visione dell’informativa sulla privacy. In cui è espressamente evidenziato che «non è prevista alcuna forma di diffusione dei dati» dei finanziatori.

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Giovane ucciso dagli antifà, sospettato collaboratore di un deputato di Mélenchon
La manifestazione in onore di Quentin Deranque a Parigi (Ansa)
Per i testimoni, il 23enne di destra sarebbe stato pestato dall’assistente di Arnault, politico de La France Insoumise. Il partito condanna, poi sbanda: «Siamo attaccati».

La morte del giovane Quentin Deranque avvenuta giovedì scorso a Lione, dopo una violenta aggressione da parte di alcuni militanti di estrema sinistra, continua a scuotere la politica francese. Tra domenica e lunedì i rappresentanti di quasi tutti i partiti politici hanno condannato l’accaduto e attribuito la responsabilità della morte del ventitreenne militante di destra a simpatizzanti del partito di estrema sinistra La France Insoumise (Lfi), fondato da Jean-Luc Mélenchon. Simpatizzanti legati al movimento della Jeune Garde arrivati a Lione per partecipare all’intervento all’università locale dell’eurodeputata Lfi, di origine palestinese, Rima Hassan.

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Starmer vieta i baby social, non i baby trans
Keir Starmer (Ansa)
Il premier britannico che, da super pm, dormì sui pakistani che stupravano bimbe e ora consente il cambio di genere a scuola a quattro anni, annuncia restrizioni sulle piattaforme per i minori (senza escludere il bando totale). Ma lo scopo è proteggerli oppure sorvegliarli?

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. E pure di amnesie e incoerenze. La buona intenzione di Keir Starmer è di proteggere i minorenni sui social network, introducendo regole più stringenti. Le amnesie sono, semmai, le autentiche reticenze - in parte, a lui stesso riconducibili - nell’indagare sulle bande di pakistani che stupravano ragazzine. Le incoerenze riguardano la tutela dei bambini che si attiva a targhe alterne: antenne dritte per TikTok e Instagram; dopodiché, secondo i laburisti, a 4 anni, i piccini d’Inghilterra devono poter decidere se cambiare la loro «attribuzione di genere» a scuola.

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Astrid, attivista del collettivo Nemesis, racconta la morte di Quentin, il 23enne ucciso a Lione dopo un’aggressione di gruppo durante una manifestazione. Secondo Astrid, l’omicidio sarebbe stato minimizzato dai media e dalle istituzioni, mentre cresce la preoccupazione per la violenza politica nelle piazze francesi.

Anche Berlino scarica Macron: «Senza l’America non c’è difesa»
Emmanuel Macron e Friedrich Merz (Ansa)
Sberla del ministro tedesco all’Eliseo: «Prima di parlare di autonomia faccia i compiti».

«Siamo in grado di difenderci solo insieme agli Stati Uniti, non da soli»: le parole del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, in tempi in cui la forza della ragione avesse la prevalenza sulle fantasie propagandistiche sarebbero perfino banali, e invece fanno notizia. Il motivo?

Semplice: siamo letteralmente circondati da proclami su una presunta indipendenza strategica dell’Europa, proclami per lo più provenienti da Parigi e riecheggianti a Bruxelles, e dunque il bagno di realtà che arriva dalla pragmatica Berlino squarcia un velo di ipocrisia che da qualche giorno, in occasione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, avvolge dibattiti, editoriali, opinioni e prime pagine di quei giornali. Il ragionamento di Wadephul è di una linearità esemplare: «Siamo in grado di difenderci solo insieme agli Stati Uniti», dice il ministro degli Esteri tedesco a radio Deutschlandfunk, «non da soli. Questa è la realtà. Questa è la cosa più fondamentale e importante che abbiamo.

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Sul palco della Triennale di Milano, dove si è svolta la presentazione del report Your Milano Next 2026, il presidente del Senato è intervenuto nel dibattito sulla costruzione del nuovo impianto milanese: «Quello nuovo sarà uno spazio moderno che servirà a Milan e Inter. L'altro sarà uno spazio per noi nostalgici, che non vorremmo mai che uno stadio come quello che abbiamo visto alla inaugurazione delle Olimpiadi venga abbattuto. È così bello che io me lo terrei per tutta la vita».

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Pakistano «cieco totale» alla guida. Non era truffa, ma incoscienza
iStock
Assolto l’uomo accusato di essere un falso invalido: era «solo» un pericolo ambulante.

Lo Stato italiano lo aveva preso per un falso invalido. Oggi, al termine del processo, si scopre che era un falso... «valido». Ma c’è sempre qualcosa che non va nell’incredibile storia di questo imprenditore pakistano accusato di aver truffato l’Inps fingendosi cieco. «Guidava il Suv», dimostrarono le Fiamme gialle. Alla fine si è capito che cieco lo era davvero: nessun truffa alle casse pubbliche, ma più di qualche interrogativo sulla sua prontezza alla guida.

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