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Il vescovo va in Tesla 
alla mensa dei poveri
Guido Gallese (Ansa)
Guido Gallese, pastore della diocesi di Alessandria, da tempo fa discutere il suo gregge: va in giro con un’auto di lusso, che sfoggia pure davanti alla mensa dei poveri, e si giustifica con l’enciclica ecologista di Francesco. Per non parlare della gestione opaca...

La foto che ritrae questo momento storico, con i poveri ammassati al di là della parete di nylon e la supercar luccicante del vescovo al di qua, dimostra in modo inequivocabile che non tutti gli alti prelati sono dotati di una bella testa. Alcuni solo di una bella Tesla.

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È sempre la solita Ue. Una vagonata di soldi per combattere (quasi) tutti i razzismi
Il palazzo della Commissione europea (iStock). Nel riquadro, La copertina del piano strategico antirazzista Ue
L’Europa lancia l’ennesima stretta alle libertà spacciata per lotta alle discriminazioni. Ma si scorda dei bianchi e cristiani vessati.

È piacevole e rassicurante avere delle certezze. E se oggi abbiamo una certezza granitica è che - a prescindere da quanto accade nel mondo, dagli orientamenti politici delle nazioni e dalle sensibilità dei cittadini - l’Unione europea continuerà ad agire come un organismo promotore della distopia a ogni livello.

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Aggredirono i poliziotti: liberati
Ansa
Militanti di Askatasuna se la presero con liceali di Gioventù nazionale, poi, in due occasioni, con le forze dell’ordine. Ma un vizio di forma pone fine ai domiciliari.

Oltre il danno, la beffa. Ieri, il tribunale del riesame di Torino ha disposto la revoca degli arresti domiciliari a cinque ragazzi del liceo Einstein di via Bologna che avevano aggredito alcuni militanti della sezione D’Annunzio di Gioventù nazionale. Era lo scorso ottobre e i giovani di Fratelli d’Italia stavano distribuendo alcuni manifesti contro la «cultura» maranza davanti al liceo. Un’attività che svolgono abitualmente e senza alcun problema. Ma non quella volta. Quel 27 ottobre, infatti, sono stati assaltati da alcuni militanti di Askatasuna che prima li hanno insultati e poi aggrediti. Arrivano le forze dell’ordine ma i baby antagonisti non si fermano, aggredendo anche loro. Finita qui? Non proprio. Perché in Italia le manifestazioni per la Palestina si moltiplicano, in particolare a Torino. A sventolare le bandiere verdi, rosse, bianche e nere ci sono antagonisti, frequentatori dei centri sociali, maranza e casseur. Tra questi, anche i cinque protagonisti dei fatti del liceo Einstein che, ancora una volta, aggrediscono le forze dell’ordine e lanciano oggetti di ogni tipo. Finiscono agli arresti domiciliari, ma ci restano ben poco. Solamente qualche mese. E questo non perché sia cambiata la loro posizione. Non perché siano emerse prove in grado di mitigare la pena. Ma semplicemente per un vizio di forma, perché non è stato fatto l’interrogatorio preventivo, ritenuto necessario in tal caso dal giudice del riesame. Per Raffaele Marascio, capogruppo di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 4 a Torino, «il codice di procedura penale è chiaro: l’interrogatorio preventivo non è obbligatorio quando sussiste il concreto rischio di reiterazione del reato, nel caso in cui questo venga commesso con l’uso di armi o mezzi atti a offendere. Ed è qui che emerge il nodo centrale. Quegli oggetti - aste di bandiera, oggetti lanciati, sellini - nel contesto di scontri di piazza sono strumenti lesivi, assimilabili ad armi improprie. Proprio per questo, il giudice avrebbe dovuto valutare e confermare le esigenze cautelari».

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«Grazie alla “Verità” e ai suoi lettori. Voglio dimostrare la mia innocenza»
Il vicebrigadiere Marroccella ci scrive e abbraccia idealmente tutti coloro che hanno contribuito alla sottoscrizione in suo sostegno. «La fiducia che ripongo nella magistratura non si è mai interrotta».

In questi giorni io e la mia famiglia siamo stati travolti da una valanga di emozioni e di vicinanza: una partecipazione così ampia e sincera da farmi vivere momenti quasi surreali, come se stessi sognando. Prima di proseguire con questa lettera, che scrivo con il cuore di un umile servitore dello Stato, sento il dovere di chiarire alcuni aspetti, al fine di evitare interpretazioni diverse da quelle dettate esclusivamente dai miei autentici sentimenti. Nonostante la sentenza di primo grado che mi ha visto condannato a tre anni di reclusione, cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e al pagamento di una provvisionale di circa 140.000 euro, la fiducia che ripongo nella magistratura non si è mai interrotta.

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Spendiamo 500 milioni l’anno per impedire le espulsioni
Ansa
L’Italia garantisce ai meno abbienti il gratuito patrocinio, cioè un avvocato a spese della collettività. Oggi, però, a usufruire di questo diritto sono per lo più gli stranieri, spesso in ricorsi contro le espulsioni. In pratica, paghiamo per trattenere qui chi non vogliamo.

Pochi lo sanno, ma ogni anno paghiamo centinaia di milioni per trattenere in Italia gli immigrati che non vogliamo. Lo so che è un comportamento da pazzi, perché dovremmo avere interesse a liberarci il più in fretta possibile delle persone non gradite, che per di più non hanno alcun diritto di restare a casa nostra. Ma purtroppo l’uso estensivo e generalizzato dell’articolo 24 della Costituzione ha prodotto un effetto paradossale: spendiamo quasi mezzo miliardo l’anno per impedire che clandestini come Emilio Gabriel Valdel Velazco, l’assassino di Aurora Livoli, la diciannovenne uccisa a Milano, o Marin Jelenic, il croato che a Bologna ha ammazzato con una pugnalata il capotreno Alessandro Ambrosio, vengano allontanati.

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Altro sinistro ferroviario in Spagna. Vox fa causa ai vertici della rete
Un treno regionale si è scontrato con una gru nei pressi di Cartagena: sei i feriti.

Mentre sale a 45 il numero delle vittime del deragliamento di domenica sera ad Adamuz, in provincia di Cordoba, un quarto incidente ferroviario si è verificato in Spagna dopo i due di martedì sera in Catalogna, in uno dei quali ha perso la vita un apprendista macchinista.

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Le mire di Donald Trump sulla Groenlandia frenano l’inizio anno positivo di Cac 40 e Dax. La minaccia di nuovi dazi svela la dipendenza francese dalla domanda estera di lusso e semina dubbi sulla prevista svolta tedesca.

Non c’è pace nell’ultima settimana per i listini europei e, più di tutti, per quelli francesi e tedeschi. Dopo un avvio d’anno che aveva rimesso benzina sulle aspettative, con Cac40 e Dax capaci di aggiornare i massimi storici solo poche settimane fa, la traiettoria si è improvvisamente inclinata. Il catalizzatore è politico, ma l’impatto è da manuale di microstruttura: ritorna la volatilità da «headline risk», quella che sposta il pricing in modo non lineare perché colpisce contemporaneamente flussi, sentiment e premi per il rischio.

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