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Mai punite le toghe che hanno spedito i bimbi nell’orrore del Forteto
Rodolfo Fiesoli e Francesco Michelotti (Ansa)
Maxi condanna a risarcire le vittime per il Comune di Vicchio Nonostante gli abusi accertati, il tribunale chiudeva un occhio.

La terribile vicenda che vede suo malgrado protagonista la famiglia nel bosco, per quanto sconvolgente, appare quasi come un fatto di poco conto se la si paragona a quanto avvenne per decenni al Forteto. La storia purtroppo non è conosciuta dai più, anche perché è stata per troppo tempo accuratamente occultata poiché estremamente dannosa per l’immagine di una bella fetta di mondo progressista. Eppure parliamo di uno dei casi più abominevoli della storia italiana.

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Epstein al nipote di Gianni Agnelli: «Mi devi un bambino»
Eduardo Teodorani e Jeffrey Epstein (Imagoeconomica-Ansa)
La corrispondenza tra l’orco e Teodorani, figlio della sorella dell’Avvocato, parte almeno dal 2010, due anni dopo la prima condanna del magnate. Il quale, oltre a sapere in anticipo maxi operazioni di Exor e commentare insieme ragazze, di lui diceva: «È uno di noi».

Jeffrey Epstein era ovunque. Aveva senz’altro una comprovata e stabile frequentazione con i massimi livelli del potere politico, economico e accademico statunitense, ma la sua rete raggiungeva anche l’Europa, l’Asia e perfino l’Africa (si parla di legami con figure vicine ai leader di Senegal e Costa d’Avorio). Per ora, al di fuori degli Usa, sono cadute teste nel Regno Unito, dove è indagato addirittura un reale, in Francia, negli Emirati Arabi Uniti, in Slovacchia, in Norvegia e in Svezia. Esiste, tuttavia, anche un filone italiano dello scandalo. E, come in tutti gli altri casi, porta proprio al centro del potere economico del Paese: la famiglia Agnelli-Elkann, la loro holding (Exor) e la loro ricchezza.

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La legge elettorale del centrodestra costringe l’opposizione alle primarie
Elly Schlein (Ansa)
Premio di maggioranza se superi il 40%. Candidato premier da mettere nel programma.

La maggioranza ha presentato ieri in Parlamento la proposta di riforma della legge elettorale. Addio ai collegi uninominali, attribuzione dei seggi con metodo proporzionale, su base nazionale per la Camera e su base regionale per il Senato, previsione di un premio di maggioranza, e infine, per mandare completamente in tilt il centrosinistra, indicazione obbligatoria del candidato premier al momento della presentazione del programma.

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La sinistra non può parlare di rider. Quel modello di lavoro l’ha voluto lei
Ansa
I corrieri sottopagati sono il frutto dell’ubriacatura neoliberista di Renzi che in fondo neanche la Schlein rinnega. L’evoluzione è il capitalismo della sorveglianza dove i cittadini sono utenti dai quali ricavare dati.

Perché sinistra e sindacati non si sono mai impegnati a difesa di quel mondo sommerso che sta dentro la cosiddetta «gig economy», si domandava ieri il direttore Belpietro. Semplice, perché quel modello nato nel mito della modernità è stato alimentato da loro, nella ubriacatura neoliberista della quale Renzi è stato il campione assoluto. Se qualcuno pensa che la Schlein possa ripulire le tracce di quel passato si sbaglia di grosso, poiché al netto dei comizietti la segretaria del Pd è della stessa pasta culturale, di un fighettismo travestito da «pop».

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Impasse nei negoziati Usa-Iran. Scontro su uranio e siti nucleari
Ansa
Witkoff e Kushner delusi dal terzo round di trattative, malgrado l’Oman parli di progressi.

È stata un’altra giornata di diplomazia intensa, quella di ieri a Ginevra: una giornata fitta di incontri che, mentre La Verità andava in stampa, non si era ancora conclusa. L’inviato americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il genero di Donald Trump, Jared Kushner, hanno innanzitutto tenuto una terza tornata di colloqui, mediata dall’Oman, con gli iraniani.

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Domenico morto per risparmiare 14 minuti in sala operatoria
Ansa
Le indagini confermano che l’espianto avvenne prima dell’arrivo dell’organo bruciato. I testimoni: «Provammo a scongelarlo con l’acqua calda». Il primario operò conscio dell’esito fatale: «Questo cuore non batterà mai».
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Giorgia Meloni: dalla Garbatella a Palazzo Chigi – Storia di un'ascesa politica
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso del giuramento a Palazzo Chigi il 22 ottobre 2022 (Ansa)

Nata nel 1977 nel quartiere popolare della Garbatella a Roma, Giorgia Meloni è diventata il 22 ottobre 2022 la prima donna Presidente del Consiglio nella storia della Repubblica Italiana. Dalla militanza giovanile nel Movimento Sociale Italiano alla fondazione di Fratelli d'Italia, questa è la cronistoria completa di una delle figure politiche più influenti della Terza Repubblica.

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L’Anm dice No a mio nome, ma difendo il Sì
Edoardo D'Ambrosio
Io e altri 50 magistrati prendiamo le distanze da un’Associazione che è scesa in campo. Ignorando le opinioni di tutti i suoi membri e costituendo un Comitato pagato con le nostre quote e con soldi provenienti dal pubblico. Sull’indipendenza i suoi sono falsi allarmi.

Ho deciso di sostenere la riforma dell’assetto istituzionale della magistratura, e di farlo pubblicamente, per prendere le distanze - insieme ad altri 50 colleghi - dalla discesa in campo dell’Associazione nazionale magistrati con modi che riteniamo gravemente inopportuni: l’Associazione infatti, sulla base di sole 1.200 deleghe (su 9.500 iscritti), non solo ha preso posizione contraria rispetto alla riforma, ma ha costituito un Comitato per il No, che viene finanziato con le quote di tutti gli associati (tra cui anche quelle di chi è favorevole alla riforma), e con fondi provenienti dal pubblico; un Comitato che inonda i social e i luoghi pubblici (come le stazioni ferroviarie) di slogan propagandistici, come un qualsiasi soggetto politico.

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