Come gli capita da una vita professionale cominciata sui marciapiedi della cronaca e proseguita sulle tavole di tutta Italia, Edoardo Raspelli ha rotto le uova nel paniere dell’enfasi per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Senza filtri ha scritto: «Ma lo sapete che dopo le celebrazioni per il riconoscimento Unesco alla cucina italiana, a far da mangiare alle Olimpiadi saranno gli sloveni?».
Apriti cielo e chiuditi bocca: dalla Fondazione Milano-Cortina neppure un fiato. Attorno alle Olimpiadi si è preparato un piatto ricco e molti hanno pensato: mi ci ficco. Ma anche le polemiche sono appetitose. Si è cominciato con i tedofori, con l’Uomo Gatto preferito ai campioni della neve italiani, e si finisce con ruvidi appunti tra le pentole e i microfoni. Che vi sia un alto tasso di esterofilia si era capito quando a portare la fiamma olimpica hanno chiamato anche lo chef Nick Di Giovanni. Tra chi si occupa di pentole è corso uno stupito interrogativo: chi è? Trattandosi di Milano-Cortina e dovendo scegliere un fiammiferaio al sugo si pensava a uno dei cuochi o delle cuoche italiane più blasonati, invece spunta questo carneade del soffritto; ex concorrente del Masterchef americano, ha 4 milioni di follower e si occupa solo di cucinare dei record: quello delle alette di pollo fritte sotto forma di nuggets e quello dei fast food.
C’è di che restare basiti: noi andiamo all’Unesco a raccontare che siamo custodi della tradizione, ma siccome più del digiuno contano i follower, ecco la ribalta per chi neppure sa cos’è una cacio e pepe.
Prima che scoppiasse la bombetta - si tratta di preparazione culinaria pugliese di massima resa al gusto - di Edoardo Raspelli, è spuntato Ghali, il rapper che a Sanremo di due anni fa ne aveva dette di ogni contro Israele e sul «genocidio» in Palestina. Ghali si è più volte scagliato contro i suoi colleghi che non si schieravano contro Israele - ci fu una protesta vibrante dell’ambasciatore di Tel Aviv - ma ora, in nome dell’ecumenismo olimpico, è stato chiamato sul palco dello spettacolo inaugurale di Milano-Cortina. Un po’ d’imbarazzo c’è: ieri il ministro dello Sport Andrea Abodi, a Palazzo Chigi per il giorno della memoria, ha dovuto precisare: «Le caratteristiche della manifestazione saranno baricentriche sul concetto di universalità dello sport. Non ci saranno equivoci sull’indirizzo di carattere ideale ed etico degli interventi. Il pensiero di Ghali non sarà espresso su quel palco. Il prezzo della democrazia è vedere espressioni che non condividiamo e non mi vergogno di dire che non condivido il suo pensiero». Quindi la Lega: «Ghali è un odiatore che umilia l’Italia».
Immediato lo sdegno dei 5 stelle, che rintuzzano: «Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista “non esprimerà il suo pensiero sul palco” non sta parlando di rispetto o di etica: sta rivendicando una censura preventiva». E però il presidente delle comunità ebraiche, Noemi Di Segni, ha dato un avviso: «Spero che Ghali abbia ricevuto indicazione e linee guida su cosa dire alle Olimpiadi invernali. Sono fiduciosa che capisca cosa è chiamato a fare».
Silenzio imbarazzato anche attorno allo «scoop» di Raspelli che spiega a La Verità: «Ho partecipato mesi fa a un incontro in cui ci dissero che a margine delle gare sarebbero stati serviti come minimo 175.000 pasti, e che a occuparsene sarebbe stato Carlo Zarri, del San Carlo di Cortemilia, in provincia di Cuneo che fungeva da coordinatore. Lui avrebbe poi coinvolto tanti cuochi e ristoratori dei vari posti dove si svolgono le competizioni. Gli eventi sono organizzati da una holding del ramo, On Location, e quando ci hanno raccontato tutto questo con me c’era anche Joe Bastianch e tanta altra gente. Poi ho letto su Facebook che Zarri non avrebbe fatto più nulla. Allora ho cominciato a chiedere in giro a diversi cuochi per sapere se loro erano stati coinvolti: da Norbert Niederkofler a Michil Costa e ad altri nessuno ha più saputo nulla. Alla fine ho scoperto che a fare da mangiare per 175.000 turisti si occuperanno Jezeršek Catering, Vita Catering e Vivo Catering che sono tre colossi della ristorazione collettiva slovena che girano il mondo sfamando gli astanti. Devo anche dire che i ristoratori italiani delle diverse località toccate dalle Olimpiadi sono già un po’ su di giri perché non hanno prenotazioni».
È evidente il perché: se c’è qualcuno che sfama a bordo pista è difficile riempire i locali. Dalla On Location, che è una multinazionale degli eventi che ha aperto una sede temporanea a Milano, per ora nessuna spiegazione a parte quelle che arrivano via Intelligenza artificiale. La domanda a questo punto è: cosa c’è d’italiano in queste Olimpiadi a parte i soldi dei contribuenti? La risposta è nei 100 eventi che i vari territori organizzano e che sono molto incentrati sul mangia e bevi. Basta dire che il Grana Padano è sponsor ufficiale dei giochi così come in Veneto domina il Prosecco e nelle varie valli ci saranno degustazioni di salumi, formaggi e vini di montagna. Si è già cominciato a Milano con degli eventi dedicati ai ristornati di altura, ma la ciccia vera, appunto questi 175.000 pasti, finiscono all’estero. E non si sa se il menu sarà rispettoso del patrimonio Unesco né se gli ingredienti sono made in Italy. Così come nulla si sa del catering per gli atleti.
La Fondazione Milano-Cortina ha solo fatto sapere che le cucine lavoreranno 24 ore su 24 per sfamare i 3.000 concorrenti di 93 nazioni più altrettanti tecnici e staff di supporto. Le nazionali più forti si portano i loro cuochi. Però si sa già perché è sempre accaduto: a Casa Italia per un piatto di spaghetti bussano tutti.
Il presidente dei vescovi italiani, cardinale Matteo Zuppi, aprendo i lavori del Consiglio episcopale, è intervenuto anche sull’imminente referendum per la riforma della giustizia, invitando i cattolici ad andare alle urne «perché l’equilibrio tra poteri previsto in Costituzione è da preservare; perché la separazione delle carriere è l’assetto del Csm sono temi che, come pastori, non ci lasciano indifferenti; perché l’autonomia è l’indipendenza della magistratura sono connotati essenziali del nostro sistema». Preso alla lettera, il discorso di Zuppi è un invito ai cattolici a votare convintamente Sì: la riforma infatti rafforza sia l’equilibrio dei poteri che l’indipendenza della magistratura. Ma si sa: vatti a fidare dei preti, modo di dire che nasce dalla percezione che, a volte, i rappresentanti della Chiesa abbiano comportamenti contrari alla dottrina che predicano, o agiscano secondo interessi personali piuttosto che spirituali.
Non sarà questo il caso, ma ai più non è sfuggito che gli argomenti usati da Zuppi coincidano perfettamente con le obiezioni del fronte del No, e del resto ė difficile immaginare che il cardinale Papa in pectore della sinistra italiana voglia fare un dispetto così grande al suo partito di riferimento. Quindi azzardiamo: Zuppi porterà la Conferenza episcopale italiana in campagna elettorale a sostegno del No. Insomma, prepariamoci a un cambio di veste: dalla tonaca rosso porpora alla toga rossa.
Non dubitiamo che Zuppi sia un esperto di giustizia divina, meno che lo sia altrettanto di giustizia terrena alla pari di molti suoi confratelli che con la seconda hanno un rapporto particolare. Basti pensare ai non pochi tentativi, per lo più maldestri, di negare e insabbiare i casi di pedofilia nella Chiesa piuttosto che ai disinvolti maneggi illegali del ricco patrimonio della loro banca di Stato, lo Ior. Aggiungiamo poi che il sistema giudiziario del Vaticano è l’esatto contrario dei timori espressi da Zuppi e ancora si basa - mi si perdoni la semplificazione - sulla figura del Papa-re che nomina e caccia motu proprio i magistrati, che decide in ultima istanza di perdoni terreni. C’è di buono che, come il vertice dell’Associazione nazionale magistrati non rappresenta tutta la magistratura, così il vertice della Conferenza episcopale italiana non rappresenta tutta la Chiesa italiana.
Molti anni fa venni nominato capo redattore di Avvenire, il quotidiano cattolico di proprietà della Cei. L’allora presidente della società editrice, Ersilio Tonini, vescovo di Ravenna, mi convocò per conoscermi: «Tieni conto», mi disse, «che è come se tu avessi 134 editori diversi, tanti sono i vescovi italiani, che non la pensano uguale su nulla a volte neppure sull’esistenza di Dio». Ecco, qualsiasi sia l’interpretazione autentica delle parole di Zuppi non scommetterei sulla loro dogmaticità. Non sarebbe la prima volta che il pastore Zuppi si perde la maggioranza delle pecorelle nelle urne.
Un primo passo per sostenere Calabria, Sardegna e Sicilia, le Regioni colpite nei giorni scorsi dal passaggio del ciclone Harry. Il Consiglio dei ministri, ieri, ha deliberato lo stato di emergenza nazionale per le tre regioni e stanziato i primi 100 milioni di euro per far fronte alle prime emergenze. I governatori Roberto Occhiuto, Alessandra Todde e Renato Schifani, sono stati nominati commissari delegati per l’emergenza maltempo.
«Cento milioni per le tre regioni», ha commentato al termine del Cdm il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, «che servono per fare fronte alle prime spese sostenute dai Comuni, come la rimozione dei detriti e il ripristino della funzionalità di alcuni servizi essenziali. Non appena dalle Regioni arriverà un quadro dettagliato dei danni, potremo procedere a un ulteriore stanziamento che servirà alla ricostruzione. Verrà adottato un provvedimento interministeriale sul tema della ricostruzione, interverranno più ministeri, Infrastrutture, Agricoltura, Interno, Lavoro, Imprese, Coesione, Politiche del mare e Turismo». Si lavora anche sulla prevenzione: «Nei prossimi giorni», ha aggiunto infatti Musumeci, «incontrerò Anas e Ferrovie per rivedere la collocazione del sedime ferroviario e stradale poichè le mareggiate torneranno. Non possiamo immaginare che un sedime ferroviario possa essere collocato a cinque metri dal mare. Al tempo stesso ci confronteremo nei prossimi giorni con l’Ania, l’associazione delle compagnie di assicurazione, per capire come possiamo trovare un punto di equilibrio per integrare le tipologie di danni che erano e sono previsti nella legge pubblicata col bilancio 2024. Ci sono state alcune polemiche con gli imprenditori, stiamo cercando di riportare un clima di serenità e faccio affidamento sul buon senso delle compagnie di assicurazione», ha sottolineato ancora il ministro, «perché se vogliamo aprire questo grande capitolo su una nuova cultura del rischio, serve che una mano debba aiutare l’altra».
Presenti a Palazzo Chigi anche i tre presidenti delle Regioni colpite dalla violentissima ondata di maltempo dei giorni scorsi: «Sono stati stanziati 100 milioni per le tre regioni per le prime spese», ha detto il presidente della Sicilia, Renato Schifani, «quindi, alla Sicilia toccheranno circa 33 milioni che si aggiungeranno ai 72 milioni che la Regione ha già stanziato con fondi propri. Da questo momento la Regione avrà 100 milioni di risorse per spese correnti e investimenti. È solo l’inizio, poi interverrà l’ordinanza per le deroghe e anche altri decreti che stanzieranno somme attraverso fondi di altri ministeri. Ringrazio il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per l’attenzione e la rapidità dimostrate. Alla nostra gente voglio dire che non è sola: tutte le strutture regionali sono al lavoro con il massimo impegno per intervenire subito e non lasciare indietro nessuno». «Abbiamo una primissima stima dei danni», ha spiegato la presidente della Sardegna, Alessandra Todde, «che è intorno ai 200 milioni, una stima è che hanno dato i sindaci e non contiene le stime infrastrutturali, le stime sulle strade e sui porti, che sono quelle chiaramente più importanti. Abbiamo le dighe sotto controllo e anche il lavoro che dovrà essere fatto su dighe, foci e canali sarà assolutamente importante per riuscire a superare questo momento, sarà un lavoro lungo». «Abbiamo fatto una stima di massima di 300 milioni di euro», ha sottolineato il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, «i Comuni stanno valutando l’entità dei danni. A noi interessa che ci siano le risorse per ricostruire quello che il mare ha portato via. Ci interessa anche che ci siano le risorse per fare opere di mitigazione del rischio. Perché ci sono alcune zone dove prima c’erano 100 metri di spiaggia, oggi la spiaggia non c’è più. Quindi una mareggiata anche di entità minore rispetto a quella dei giorni passati potrebbe fare gli stessi danni». Intanto la scorsa notte la frana a Niscemi, grosso centro della provincia di Caltanissetta, «si è mossa ancora e si è estesa in direzione Gela. L’abbassamento», ha detto all’Adnkronos il capo della Protezione civile in Sicilia Salvo Cocina, «è aumentato da 7 a 10 ml». Oggi è atteso l’arrivo del professor Nicola Casagli, docente di Geologia applicata presso l’Università di Firenze e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. Più di 500 abitanti di Niscemi hanno trascorso la notte scorsa al Palasport Pio La Torre.
Erano circa le tre del pomeriggio quando, l’altra sera, un pullman rosso carico di valige e di bauli si fermò sul lungomare di Rimini, davanti all’Hotel Excelsior. Lì dentro, nella hall, numerose persone fra cui fotografi e giornalisti, appostati da oltre tre ore, attendevano impazienti. Qualcuno, dopo una sfilza di borbottii nervosi, aveva finito per appisolarsi. Un grido «Eccole!» lo risvegliò.
Il gruppo si agitò, si sciolse, e corse incontro alle belle arrivate che, proprio in quel momento, scendevano dai pullman ravviandosi i capelli. Apriva la fila una magnifica ragazza dai capelli rossi, vestita di un completo da viaggio bluette con accessori grigi che procedeva caracollando superba sui tacchi e sogguardando il mondo con molta pietà. Era miss Austria, al secolo Hanni Schall. Dietro di lei veniva una graziosa brunetta dai vivacissimi occhi, vestita di un pied-de-poul sportivo: miss Norvegia. E poi ancora una fanciulla alta, dai tratti perfetti ed il sorriso timidissimo: miss Finlandia, e miss Olanda, una biondina alta e asciutta; seguite tutte da una corte di accompagnatori e di accompagnatrici. Nella hall dell’albergo successe il subbuglio. Non erano, quelle, ospiti da nulla: erano le prime cinque candidate al titolo di Miss Europa 1951.
Il concorso per l’elezione di Miss Europa che quest’anno è alla sua terza edizione (nel 1948 si svolse a Parigi e vinse una francese, nel 1949 a Palermo e vinse nuovamente una francese) si svolge appunto in questi giorni a Rimini e porterà alla proclamazione della bella delle belle sabato prossimo, a conclusione di una serata di gala. Miss Europa 1950, che fino alla sera del 9 ha diritto a questo titolo, è giunta sola, da gran regina, a ventiquattro ore di distanza dalle altre. Juliette è naturalmente una splendida ragazza. Sorride spesso, anche quando non ne ha voglia, perché sa di avere denti perfetti e tiene sempre in testa, chissà perché, un fazzoletto verde che quasi le copre i capelli e che la rende riconoscibilissima. Chi la vide l’anno scorso a Palermo sostiene che non è più la stessa e che, nella preoccupazione di restar bella, è un po’ troppo dimagrita. Juliette è la figlia di un ferroviere, da qualche mese non fa più la mannequin. Quando il corteo delle misses si muove, diretto a qualche ricevimento ufficiale, lei non sale sul pullman ma va avanti, facendo da battistrada, su una lunga Chevrolet azzurra, targata Parigi.
L’arrivo delle competitrici per il concorso europeo è coinciso proprio con la partenza delle candidate al titolo Stella d’Italia, che dopo l’elezione di Giovanna Pala lasciavano sconfitte l’Adriatico. Col naso ancora lucido per le lacrime versate in seguito alla delusione subita, loro; minaccianti oscure rappresaglie, le mamme: che, profondamente offese dall’affronto fatto alle loro bambine, se la rifacevano con le misses straniere spargendo la voce che non erano poi «proprio nulla di speciale».
In realtà - mamme deluse a parte - la gente non si trova molto d’accordo sulla bellezza di queste ragazze. Il fatto è che il criterio di scelta adottato nei rispettivi Paesi per la loro elezione è diverso da quello adottato fin’oggi in Italia. Spesso si è voluto cercare non tanto una bellissima ragazza dalle misure perfette (come succede, più ancora che da noi, in America) quanto il tipo che rappresenta il Paese. E, a volte, neppure il tipo: ma una graziosa ragazza, bella sì ma anche educata, gentile, colta e di mondo, che possa rappresentare degnamente le sue connazionali. Miss Auda Grames, ovvero miss Norvegia, rientra in questa categoria. Miss Grames è una deliziosa diciottenne alta un metro e sessantasei, pesa 48 chili, ha i capelli bruni e gli occhi scuri. Non è, proprio per nulla, un tipo nordico; il suo musetto la fa credere piuttosto una americana. Il fatto è che - dice Egil Ekk** (illeggibile, ndr), giornalista che l’accompagna in qualità di delegato - non abbiamo voluto eleggere una «pin up girl» ma una «lady». Una giovane donna insomma che pur non essendo nella vita normale molto diversa dalle altre, sappia stare nel mondo. E la piccola Auda che di professione fa la stenografa, in una compagnia di assicurazioni di Oslo, ci sa stare. È tranquilla, riservata, sorride a tutti con grazia e, con più grazia che mai, spiega di non essere ancora fidanzata.
Pochissime sono le misses fidanzate o che, almeno, confessano di esserlo. Una di queste è miss Olanda, al secolo Hilda Lesman anni 21, capelli biondi e cortissimi, occhi azzurro chiari, di professione commessa in un magazzino di mode. È la meno bella, forse, ma in compenso la più simpatica. Sprizza allegria da tutti i pori e ogni cinque minuti regala risate irrefrenabili. Essere miss non le ha dato davvero alla testa. Non sa ancora capire, dice, perché diavolo l’abbiano eletta. A lei preme solo di tornare ad Amsterdam, di sposare il suo fidanzato che è marconista nell’aviazione.
Miss Svezia, al secolo Ebba Adrian, rappresenta invece il tipo classico del suo Paese. La delegata che l’accompagna, una giornalista alta e biondissima che è stata creduta per molto tempo - chissà perché - miss Finlandia, dice che è la classica svedese: semplice, graziosa e per nulla «sofisticata».
Ebba ha 19 anni, è alta un metro e sessantasette, pesa appena 47 chili, porta i capelli biondo cenere tagliati corti, alla Giovanna d’Arco, ed ha lo stesso naso di Ingrid Bergman. Juliette Figueras, quando i giornalisti le chiedono un pronostico, sulla vincitrice, si dichiara incerta fra la giovane Ebba, l’italiana Giovanna Pala ed Hanni Schall, miss Austria.
Miss Austria, questa ragazza dai capelli rosso tizianesco, è molto sicura di sé. Sa di essere bella e lo dà a vedere. S’è creata anche una suggestiva genealogia e, nella sua presentazione scritta che agli invitati dei giornali viene presentata con molta sollecitudine, è scritto che essa è discendente del celebre poeta Adalbert Stiffer, e che lei stessa scrive poesie tutt’altro che disprezzabili. La signorina Schall è alta quasi un metro e settanta, pesa 54 chili ed ha un corpo perfetto: fa la mannequin di professione. Qui a Rimini, così tanto per fare, si è portata dietro una ventina almeno di modelli, che valgono circa dieci milioni di lire. È elegantissima, e non indossa mai due volte lo stesso vestito. In questo assomiglia a m.lle Hilkka Ruuska, miss Finlandia. Miss Finlandia infatti ha con sé un numero indefinito di cappelli: di feltro e di paglia, da mattina, da pomeriggio e da sera, enormi, con piume di struzzo e velette, e piccolissimi, a calotta. Hilkka non esce mai senza cappello né porta mai lo stesso cappello più di una volta. Hilkka ha i capelli bruni, gli occhi azzurri, è alta metri uno e settanta e pesa 59 chili. L’appetito e i cappelli sono l’unica sua debolezza. A tavola non disdegna le lasagne e le patatine fritte sicché la sua delegata, all’ora di pranzo, le siede accanto con aria molto preoccupata per sorvegliarla. La signorina Ruuska parla molto volentieri del suo avvenire; spiegando di essere incerta per la scelta della sua professione, fra gli aeroplani e la medicina. Cioè non sa ancora se farà la dentista oppure la hostess nella Aviolinee Finlandesi. Sembra però che si deciderà per quest’ultima carriera.
Miss Danimarca, miss Belgio, miss Portogallo e miss Germania devono ancora arrivare. Miss Turchia, mMiss Svizzera e miss Francia sono arrivate ieri notte ma ancora, all’infuori di miss Francia, che si chiama Claude Renaud ed è bionda, snellissima, abbronzata e con gli occhi azzurri, molto parigina, dal musetto civettuolo e impertinente, nessuno le ha potute vedere. Di miss Turchia si dicono però grandi cose. Le ragazze che fanno parte della folla in attesa, lì fuori dell’Excelsior, hanno già chiesto come essa fa per mantenere la linea, quanto dorme e cosa mangia.
Di lei non sono ancora riuscite a saperlo. Ma delle altre hanno sentito dire che dormono non meno di nove ore, e sebbene a tavola accettino tutto (compreso le lasagne ed il pane) si sostengono con frutta e preferibilmente con succo d’arancio e limonate che, come tutti sanno, sono cose che non fanno ingrassare.
© Bur Rizzoli










