Origini marocchine e pro Pal: chi è Youssef Siher, la mente dietro al Movimento 17 ottobre
Nel riquadro, Youssef Siher (Ansa)

La polizia ha individuato colui che sarebbe la mente e il promotore del Movimento 17 ottobre. Si tratta di Youssef Siher, trentenne immigrato di seconda generazione e di origini marocchine. È stato portato in questura a Milano ed è attualmente indagato per istigazione a delinquere. Gli sarebbe stata anche contesta l’aggravante della finalità di terrorismo e dell’uso del mezzo informatico.

Il sospettato aderisce alla galassia pro Pal ed è un giornalista free lance che ha collaborato con Il Fatto Quotidiano e Il Foglio. Risulta residente a Brescia, dove vivono i suoi genitori. La loro abitazione è stata perquisita dalla Digos, che ha trovato materiale ritenuto di interesse per l’investigazione. Siher è stato individuato a casa di un’amica nel capoluogo lombardo. Sarebbe stato proprio lui ad aver creato la chat che ha dato vita al movimento, così come la pagina Instagram aperta dopo gli scontri dello scorso finesettimana.

Dagli studi sull’islam politico alla «mobilitazione permanente» contro il governo: chi è Youssef Siher

Sulla sua pagine personale nel sito dell’Ispi, si legge che Siher è stato un «research trainee presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa» dell’Istituto. I suoi interessi vertono principalmente sull’islam politico, sui «movimenti politici islamici e sul rapporto tra islam e nazionalismo arabo».

Nei suoi studi, si è concentrato sui legami tra «le ideologie politiche islamiche del XX secolo e le prime esperienze politiche dell’islam», mentre per la sua tesi magistrale «ha svolto uno studio approfondito sui movimenti islamici in Marocco e i loro rapporti con il potere monarchico» di Rabat.

Nel corso delle perquisizioni, gli investigatori hanno trovato indicazioni sulle tre piazze in cui i manifestanti dovrebbero radunarsi oggi. Va sottolineato, inoltre, che non è il movimento che lui avrebbe creato ad aver portato per le strade del capoluogo lombardo migliaia di studenti. Quello, infatti, era «Italia in piazza», nato circa due settimana prima delle manifestazioni.

Siher è arrivato dopo gli scontri, i saccheggi e le devastazioni, lanciando quella che ha definito come una «mobilitazione permanente contro il governo dei padroni» ogni sabato in piazza alle 15 fino alla caduta dell’esecutivo.

Il ministro Piantedosi: «Risultato che deve dare fiducia alle capacità del nostro sistema»

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito «molto significativo» il fatto che si sia arrivati all’individuazione dell’ideatore del Movimento 17 ottobre. «Confidavo e confido molto sul lavoro che stanno facendo le forze dell’ordine. C’è questa novità molto importante di questa persona che è stata individuata come possibile autore di quel manifesto che in qualche modo lancia queste iniziative», ha dichiarato.

Il ministro ha anche sottolineato che «adesso è ancora prematuro parlarne, è una persona che è sotto perquisizione in questo momento, bisogna vedere poi le risultanze giudiziarie», ma ha anche posto l’accento sul fatto che questo risultato «deve dare fiducia sulla capacità del nostro sistema, delle forze dell’ordine, di venire a capo un po’ di questi fenomeni anche quando sono così complicati e così insidiosi».

Presidi e negozi blindati: l’Italia si prepara alle manifestazioni

Intanto, le città in Italia si preparano ad altre possibili devastazioni. Piazza Duomo a Milano è già presidiata da carabinieri e polizia, che hanno iniziato a chiedere i documenti. In centro vi sono anche i militari arrivati in città, schierati in Galleria e in corso Vittorio Emanuele II. Davanti a Palazzo Reale, sono parcheggiati cinque blindati Lince dell’esercito.

A Torino, i negozianti delle vie dello shopping hanno coperto le loro vetrine con pannelli di legno. Lo store di una nota multinazionale di materiale informatico ha affiso un cartello in cui annuncia la sospensione delle attività per oggi, invitando i clienti a rivolgersi al centro aperto in un ipermercato a Grugliasco.

A Bologna già in mattinata hanno sfilato i primi cortei dei collettivi studenteschi, che hanno marciato fino al liceo Copernico. Tutti hanno condiviso lo stesso manifesto: «Gen Z. L’ècole est à nous. Sabato da tutte le scuole ci riprendiamo i nostri spazi di organizzazione e socialità».

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