Il cricket in Italia non va più di moda, ma oltre un secolo fa aprì le porte al calcio
Ansa
  • Il gioco con mazza, palla e guantoni resiste nella top ten delle discipline più praticate al mondo, ma fatta eccezione per una manciata di Paesi in cui è sport nazionale, fatica a godere di un certo seguito e popolarità. La Federazione italiana cricket conta 45 società affiliate, mentre a giocarci sono in circa 100.000, la maggior parte a livello amatoriale.
  • La prima squadra italiana di calcio a essere fondata fu il Genoa, nata il 7 settembre del 1893 con il nome di Genoa Cricket and Athletic Club. Anche Milan e Torino iniziarono le loro attività sportive come associazioni di cricket.

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Secondo i numeri diffusi dalla Federazione italiana cricket, le società affiliate alla Fcri nel 2020 sono 45. Numeri in crescita rispetto agli anni precedenti, nonostante l’interruzione causata dalla pandemia di Covid-19, e che fanno ben sperare tutto il movimento per il futuro di uno sport che in Italia fatica a imporsi all’attenzione del grande pubblico per svariate ragioni. Su tutte la carenza di strutture e la poca visibilità. Eppure, in giro per lo Stivale si contano circa 100.000 giocatori, la maggior parte, però, si dedica a questo sport di antichissima tradizione a livello amatoriale giocando solo per pura passione nei parchi o addirittura nelle strade, principalmente per la mancanza di strutture e campi regolamentari. Quel che manca, oltre ai fondi necessari per dare vita e continuità a progetti come l’insegnamento nelle scuole, in grado di far conoscere e diffondere questa disciplina alle nuove generazioni, è anche un interesse mediatico che possa far comprendere il gioco nella sua complessità di regole e far appassionare la gente. È uno sport che come altri e più di altri, per essere apprezzato ha bisogno di essere osservato. Ciò costituisce un grosso limite per lo sviluppo di questo sport che fa molta, troppa fatica ad attecchire presso il grande pubblico in Italia.

A livello mondiale, invece, il cricket si piazza al decimo posto della classifica degli sport più praticati. A incidere su questo piazzamento sono i numeri del subcontinente indiano, in particolare India, Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan, così come degli altri Paesi del Commonwealth, e quindi Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Zimbabwe e Caraibi anglofoni. Solo in India, per esempio, si contano 200 milioni di giocatori di cricket, anche in questo caso, però, molti a livello spontaneo. Sempre in India, la finale di coppa del mondo di cricket è seguita da oltre 100 milioni di spettatori. In Europa solo l’Inghilterra conserva un livello altamente competitivo, con timidi tentativi di Irlanda e Galles.

Per giocare a cricket servono diverse abilità, non solo fisiche: strategia, concentrazione, corsa, precisione. Come nel calcio, le partite si giocano tra due squadre composte da 11 giocatori ciascuna, su un campo in erba che può essere ovale oppure rettangolare, ma più grande rispetto ai campi da calcio. La peculiarità del terreno di gioco è data dalla presenza del pitch, una corsia lunga circa 20 metri e larga 2 che taglia in due il campo, alle cui estremità si trovano tre paletti che formano la porta, in gergo «wickets». I tempi di gioco, gli «innings», sono due. Ogni squadra ha i battitori, i ricevitori o «wicket-keeper» e i «fielders», giocatori che corrono lungo il pitch per raccogliere le palle al volo ed eliminare così i battitori e portare punti alla propria squadra. Vince chi segna più punti.

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