Dopo gli attacchi reciproci del fine settimana, pare che la situazione tra Washington e Teheran stia tornando a calmarsi. Donald Trump ha infatti reso noto che avrà luogo oggi un incontro diplomatico in Qatar. «L’Iran ha richiesto un incontro. Si terrà domani a Doha», ha dichiarato ieri su Truth, dopo che il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, aveva negato che fossero previsti colloqui diretti tra Washington e Teheran questa settimana.
«L’inviato speciale Witkoff e Jared Kushner si recheranno a Doha questa settimana per incontri di alto livello, mentre proseguiamo la discussione sul memorandum d’intesa. A margine di questi colloqui di alto livello, si terranno anche le discussioni tecniche», ha affermato, dopo il post di Trump, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, pur sottolineando come, per il presidente americano, l’opzione militare resti sul tavolo.
«Sono stati predisposti canali di comunicazione per stemperare eventuali incidenti e i colloqui tecnici proseguiranno», ha anche riferito una fonte diplomatica alla Cnn. Al contempo, secondo il Washington Post, un funzionario americano ha detto che Washington e Teheran «sospenderanno le ostilità per il momento». Un funzionario iraniano di alto livello ha inoltre riferito a Reuters che i colloqui di oggi a Doha dovrebbero concentrarsi sulla gestione dello Stretto di Hormuz e sulla riduzione delle tensioni. Non solo. È possibile che si parli anche dell’eventuale sblocco dei primi 6 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati: sblocco che, secondo il funzionario, potrebbe avvenire in due tranche. Tutto questo, mentre, nel pomeriggio italiano di ieri, il giornalista di Axios, Barak Ravid, riferiva che oggi, a Doha, Witkoff e Kushner dovrebbero incontrare il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, per discutere dei negoziati con Teheran. Ravid ha inoltre riportato che, domani, le squadre tecniche degli Stati Uniti e della Repubblica islamica dovrebbero tenere dei meeting separati con i mediatori qatarioti e pakistani. A confermare in parte questa versione è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei: ha spiegato che nei prossimi giorni non sono in agenda colloqui tra Washington e Teheran e che la presenza di tecnici iraniani in Qatar questa settimana non è collegata alla visita della delegazione americana.
Nel frattempo, l’Iran e l’Oman hanno tenuto a Muscat la prima riunione del comitato congiunto per lo Stretto di Hormuz. «Durante l’esame delle questioni attuali relative allo Stretto, abbiamo scambiato opinioni sulla futura gestione dello Stretto nel quadro dell’articolo 5 del memorandum d’intesa di Islamabad e dei diritti sovrani degli Stati costieri», ha fatto sapere il ministero degli Esteri di Teheran. Sempre ieri, il governo di Muscat ha dichiarato che «l’Oman non appoggia l’imposizione di tariffe alle navi che attraversano lo Stretto, pur mantenendo il proprio impegno a rispettare le norme del diritto internazionale». Ricordiamo che Teheran è notoriamente favorevole all’introduzione di pedaggi o tariffe nello Stretto: un’idea che è invece stata ripetutamente bocciata dagli Stati Uniti. Sempre ieri, l’Oman e la Francia hanno annunciato che collaboreranno con i loro partner per «sminare lo Stretto al fine di garantire la sicurezza delle rotte marittime e il libero e incondizionato passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz». Poco dopo questo annuncio, Teheran ha intimato a Parigi di non farsi coinvolgere nelle attività di sminamento. «La situazione è delicata e complessa. Consigliamo vivamente alla Francia di non complicarla ulteriormente con le sue provocazioni», ha dichiarato il ministero degli Esteri iraniano.
D’altronde, come abbiamo visto, i colloqui di Doha dovrebbero occuparsi anche di Hormuz. Tutto questo, mentre ieri sera, quando La Verità andava in stampa, Marco Rubio si apprestava a tenere un briefing sul memorandum iraniano con i deputati statunitensi. Insomma, la tensione militare tra Washington e Teheran sembra essersi (almeno parzialmente) allentata. Trump vuole del resto far abbassare celermente il prezzo dell’energia per contrastare gli aumenti della benzina e rafforzare così il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre.
Dall’altra parte, al netto dell’ostilità dei pasdaran, il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, auspica un accordo con Washington per cercare di gestire la situazione disastrosa in cui versa l’economia della Repubblica islamica: i dati di giugno hanno infatti registrato un’impennata dell’inflazione iraniana. Questo per dire che, da entrambe le parti, ci sono forze e interessi che spingono per portare avanti la soluzione diplomatica. Frattanto, l’inquilino della Casa Bianca deve fronteggiare anche delle questioni di politica interna. Ieri, la Corte suprema ha respinto il ricorso da lui presentato contro la condanna a pagare 5 milioni di dollari di risarcimento a E. Jean Carroll per abusi sessuali e diffamazione. Non solo. I supremi togati, in un’altra sentenza, hanno anche impedito a Trump di silurare Lisa Cook dal board dei governatori della Fed, sostenendo che l’amministrazione statunitense non avrebbe garantito alla diretta interessata un «giusto processo» per la rimozione. Tuttavia, sempre ieri, la Corte suprema ha anche assegnato una significativa vittoria a Trump, ampliando ulteriormente i poteri presidenziali. La maggioranza dei togati ha infatti stabilito che la Casa Bianca potrà licenziare i membri della Federal trade commission: una sentenza che il presidente americano ha salutato come una «grande vittoria».
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