Per la pace con Kiev Putin aspetta gli Usa. Ma prima deve finire la fase calda in Iran
Vladimir Putin (Getty Images)

Il presidente russo Vladimir Putin ha confermato che il conflitto con l’Ucraina proseguirà senza restrizioni geografiche o operative. L’ha detto in un’intervista al giornalista Pavel Zarubin della tv Rossija-1.

Secondo Putin gli ucraini, sondando per un negoziato, hanno chiesto ai russi di «cessare gli attacchi in profondità nei territori di entrambe le parti e di limitare le ostilità alle quattro regioni contese», ovvero Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, annesse da Mosca nel 2022, seppure in parte tagliate dal fronte. Ha spiegato: «È chiaro il motivo di questa proposta. I nostri contrattacchi in profondità nel territorio ucraino sono molto più potenti e distruttivi. Data la loro catastrofica carenza di personale, le forze armate ucraine ritengono che questa sia la loro salvezza. Ma salvare il regime di Kiev non rientra nei nostri piani».


I russi non farebbero mai il favore agli ucraini di cessare la pressione su altre regioni, come Mykolaiv, Dnipropetrovsk, Kharkiv e Sumy, per consentire al nemico di sguarnirle e concentrare le sue truppe nel Donbass. Che gli ucraini chiedano anche la sospensione degli attacchi in profondità sembra un segno di debolezza o almeno del sospetto che le ondate di droni sulla Russia siano più spettacolari che efficaci, in confronto agli attacchi russi sull’Ucraina. Putin ha aggiunto che «si attende l’arrivo a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, una volta superata l’attuale crisi Usa-Iran», che per ora è la priorità diplomatica per Washington. Segno che il Cremlino reputa centrale il ruolo degli Stati Uniti per convincere Kiev a un cessate il fuoco alle sue condizioni.


Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ricordato che «le nostre condizioni per la pace sono le stesse già illustrate nel 2024 dal nostro presidente», vale a dire «ritiro delle truppe ucraine dall’intero territorio delle quattro regioni annesse e impegno ufficiale a non entrare nella Nato». Ha concluso Peskov: «La nostra posizione è ben nota al regime di Kiev e ai negoziatori americani».
Frattanto, gli ucraini proseguono gli attacchi in territorio russo, o occupato dai russi. Per il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin due droni sono stati abbattuti ieri mentre si dirigevano sulla capitale. Grossi danni e blackout elettrici sono stati causati da altri droni ucraini in Crimea e nelle regioni occupate di Kherson, Zaporizhzhia e Donetsk. In Crimea, esplosioni a Sebastopoli e Kerch ed è stata danneggiata la sottostazione elettrica di Nekrasivka. A Melitopol, regione di Zaporizhzhia, è scoppiato un incendio, mentre nel Kherson, stando al governatore russo Vladimir Saldo, «tutti i distretti della regione sono rimasti completamente o parzialmente senza elettricità». Il sindaco filorusso di Horlivka, nel Donetsk annesso, Ivan Prikhodko, ha scritto su Telegram che un drone ucraino ha colpito un autobus civile in città, ferendo tre persone: «È il 14° attacco a un nostro autobus di linea in due mesi e mezzo».


L’Ucraina ha pure subito un’intensa offesa aerea. Secondo l’aviazione di Kiev sono stati abbattuti 82 dei 108 droni lanciati dai russi, che in totale hanno causato 15 morti e 118 feriti. Il ministero della Difesa russo rivendica d’aver colpito impianti gassiferi della regione di Kharkiv. Si tratta, anzitutto, dell’impianto di trattamento del gas «Skvorcovskaja» nella cittadina di Kosogorovka. Altri droni hanno danneggiato cisterne di gas e relativi compressori a Panjutino. Nella regione di Kirovohrad, ulteriori droni hanno centrato il deposito di carburanti e lubrificanti di Novyj. I russi hanno anche distrutto, usando droni Geran-5, «un centro logistico per droni usati per attacchi in profondità sulla Russia», situato a Megasklad nella regione di Kharkiv. Sul fronte terrestre, le truppe russe del Gruppo vostok («Oriente») hanno conquistato il villaggio di Bogodarovka nella regione di Dnipropetrovsk.


Stando a un’inchiesta della Cnn, centinaia di cittadini peruviani sarebbero arruolati a forza e spediti sul fronte ucraino «con le promesse ingannevoli di un lavoro civile, come il cuoco o la guardia di sicurezza, salari elevati e cittadinanza russa». All’arrivo in Russia, questi peruviani, come già accaduto ad africani e altri stranieri, subirebbero la requisizione dei documenti e l’estorsione di una firma d’arruolamento. Intanto il servizio segreto russo Svr ha accusato le autorità ucraine di consentire, di fatto, ai cartelli della droga messicani, di «usare i porti della regione di Odessa per introdurre in Europa droga dall’America Latina», in modo da ricavarne introiti e ottenere l’aiuto per il reclutamento di mercenari dai narcos, i quali «sfrutterebbero anche il mercato nero ucraino delle armi».


Nel quadro della tensione fra Russia e Nato, la portavoce russa Maria Zakharova minaccia «contromisure» dopo l’apertura della Finlandia allo schieramento sul suo territorio di armi nucleari americane, finora vietato, e l’Olanda sostiene che «la Russia potrebbe attaccare un Paese Nato un anno dopo la fine del conflitto ucraino». Pesa l’incognita del gas, aggravata dalla crisi Usa-Iran, tanto che il Financial Times ha pubblicato stime di istituti come Wood Mackenzie e Gas infrastructure Europe secondo le quali «l’Europa rischia di arrivare all’inverno con gli stoccaggi più bassi degli ultimi 15 anni». Il tasso di riempimento delle cisterne europee è ora al 48% e a ottobre, alla vigilia della stagione, potrebbe non superare il 76%, livello più basso dal 2011. Manca il gas dal Qatar mentre l’Unione europea s’è imposta di chiudere col gas russo entro il 2027.

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