Commissione Covid, la mossa di Fdi è uno scacco al M5s. Conte: parlo però rimango
Il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte (Imagoeconomica)

La mossa di Fdi, con le dimissioni di Bignami dalla commissione parlamentare sul Covid, che aprono le porte alla sua audizione, mette alle strette Giuseppe Conte. L’ex premier è inguaiato e la matassa dell’inchiesta si ingarbuglia sempre più da quando La Verità ha fatto ammettere all’ex commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, che è solito incontrarsi con Giuseppi.

«Ci vediamo spesso e parliamo di tante cose», ha detto l’ex ad di Invitalia, chiamato in causa per la vicenda delle mascherine cinesi farlocche. Tutto questo mentre Conte ha usato il suo ruolo nell’organismo come scudo per non essere ascoltato.


A dare l’esempio, come anticipato, è però il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che ha fatto un passo indietro. Ieri il gruppo di Fratelli d’Italia in commissione, ha chiesto l’audizione proprio di Bignami, componente dell’organismo, in riferimento alle vicende legate alla pandemia di cui è stato testimone principale. Bignami si interessò dei contratti d’acquisto stipulati dalla struttura commissariale, del ricorso contro il ministero della Salute a seguito del diniego all’accesso agli atti ai verbali della task force e poi al piano pandemico nazionale. Dal diniego opposto dall’allora ministro Roberto Speranza furono presentati più ricorsi al Tar, che diedero torto al ministero, condannandolo alla pubblicazione del piano pandemico e dei verbali della task force.


«Dimettendomi viene a cadere l’incompatibilità di cui altri si fanno scudo», spiega Bignami – che ieri ha scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato, oltre che al numero uno della commissione parlamentare, Marco Lisei (Fdi) – «per rispondere a tutte le domande che i commissari vorranno pormi sulle vicende a me note. Ora mi auguro che questo possa essere da esempio anche per Conte, che continua a nascondersi dietro l’immunità che gli garantisce l’essere componente della commissione, al fine di essere audito e fare chiarezza».


L’ex avvocato del popolo non ha potuto più accampare scuse e ieri sera ha dichiarato la sua disponibilità a parlare, ma senza alcun passo indietro: «Chiedo al presidente della Camera, Fontana, di farsi garante sin d’ora affinché non siano frapposti ostacoli al mio tempestivo reinsediamento in commissione», ha specificato, dopo aver vergato una missiva, a sua volta, ai numeri uno di Montecitorio e Palazzo Madama. Quindi parlo, ma non esco, o se esco, poi rientro. Una contromossa da azzeccagarbugli.

L’altro aspetto interessante è che oggi, alle 13, l’organismo ascolterà Matteo Bassetti, ordinario di malattie infettive presso l’università di Genova, diventato famoso proprio nel periodo del Covid per le sue posizioni controverse. Domani toccherà ad Alessandro Vespignani, professore e direttore del Network science institute presso la Northeastern university di Boston, giovedì esame di Mauro Bonaretti, consigliere della Corte dei Conti, già consulente della struttura commissariale.
Ma torniamo a bomba della questione. Vi pare normale che chi siede in commissione come Conte, frequenti e vada a cena da uno che dovrà testimoniare, ovvero Arcuri?

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