Così si riparano i monumenti storici distrutti da vandali a caccia di «like»
A sinistra la statua decapitata ai giardini di Cagliari. A destra il restauro di una delle statue del Ponte dei Leoni di Monza sfregiata da un petardo (Ansa-Comune di Monza)
  • Tutta l’Italia è vulnerabile. A Monza è bastato un petardo per devastare un leone di marmo simbolo della città. Il processo per ricostruirlo è delicatissimo. E il sindaco ora chiede: «A pagare siano i delinquenti».
  • I nostri capolavori nel mirino di pazzi e turisti maldestri. Poi venne l’ideologia green…
  • Il colonnello alla testa del reparto dei carabinieri che tutela il patrimonio culturale: «Dalla devastazione ai furti, tutti i delitti sono stati raccolti in un solo capitolo. In archivio abbiamo oltre un milione di opere ricercate. Possiamo confiscarle pure se il reato è prescritto».

Lo speciale contiene tre articoli.

Pochi secondi per distruggere, mesi di lavoro per arrivare alla soluzione ottimale per riparare un danno causato da baby vandali. Il fatto è successo a Monza, ma accade regolarmente e quotidianamente in ogni parte d’Italia. In ogni paese, città, metropoli che ha un monumento storico. Sempre più bersagliati da giovani e giovanissimi sfaccendati che non trovano nient’altro di meglio da fare che infilare un maxi petardo nella bocca di una statua, farlo esplodere e filmare il tutto per diventare virali sui social. Nel centro della città divenuta famosa per il palatium della regina dei Longobardi, Teodolinda, e per l’assassinio di re Umberto I per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, c’è un ponte che attraversa il fiume Lambro. È il Ponte dei leoni, costruito nel 1842 sui resti di un manufatto romano. A guardia del monumentale ponte, sui quattro lati, spiccano altrettanti leoni di marmo, opera dello scultore Antonio Tantardini. Ora uno di questi quattro leoni ha perso una porzione abbondante di muso, saltato via durante l’ultimo Capodanno quando una banda composta da cinque ragazzini, tutti minorenni, ha pensato bene di festeggiare l’arrivo del 2026 infilando e facendo brillare un maxi petardo tra le fauci del felino di marmo. I cinque, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, sono stati, nel corso dei mesi, individuati attraverso un’attenta analisi delle immagini della videosorveglianza comunale e grazie all’acquisizione di un filmato realizzato con un cellulare da uno dei ragazzi a poi pubblicato sul suo profilo social. Sono stati segnalati alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Milano: devono rispondere in concorso, a vario titolo, delle ipotesi di reato di danneggiamento di beni culturali e accensioni ed esplosioni pericolose.

È passato metà anno da quell’episodio. Il leone ferito è stato impacchettato da dei ponteggi ed esperti restauratori si stanno prendendo cura del volto lesionato. Ma come si procede, in questi casi? Beh, l’iter che c’è dietro al recupero di un bene storico-architettonico ha dell’incredibile. E rivela l’attenta trafila che bisogna seguire per non fare più danni di quelli causati dai vandali. Nei mesi scorsi la statua, realizzata in marmo di Carrara, è stata immediatamente posta in sicurezza con una impalcatura a protezione e contestualmente e stata avviata la fase di progettazione nel rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza. C’è una prima fase preliminare, fatta di sondaggi, saggi, prelievi e campionature. Serve per saggiare lo stato del bene su quale si dovrà ad andare a operare. Poi si passa alla parte di recupero: anche qui, una prima fase prevede la rimozione dei depositi superficiali a secco; la pulitura con trattamenti a impacco; la rimozione di ulteriori depositi con compresse di polpa di cellulosa e soluzioni di sali inorganici; la rimozione di croste nere e macchie. Conclusa questa fase, tocca al «ristabilimento dell’adesione» con iniezioni di prodotti leganti «per riempire vuoti o tasche e iniezioni di resina epossidica»; e poi ancora «la stuccatura di fessurazioni, fratturazioni, bordi e lacune; la revisione cromatica di rasature e stuccature; una protezione finale con applicazione a pennello di soluzioni specifiche». Infine, si arriva all’atto finale: la restituzione delle fauci al leone. Prima di arrivare al definitivo pezzo nuovo in marmo di Carrara, però, bisognerà provare un modello sintetico. Solo quando quest’ultimo sarà perfettamente aderente al corpo dell’antica statua, si potrà procedere con la sua replica in marmo.

«L’obiettivo, affidato a uno scultore nella fase finale della ricostruzione dei tratti espressivi della statua, è restituire unità di lettura all’opera, con caratteristiche morfologiche e cromatiche il più possibile simili al materiale originale», fanno sapere dal Comune di Monza. Insomma, dovranno «invecchiare» la parte nuova del muso per far sì che non si discosti dal resto del corpo dell’animale.

Il quadro economico complessivo dei lavori, che dovrebbero concludersi alla fine del mese di luglio, ammonta a 75.000 euro (25.000 per la progettazione, 50.000 mila per la cantierizzazione). Considerando la particolare tipologia di intervento, il restauro non potrà essere limitato alla sola parte danneggiata, ma dovrà necessariamente estendersi anche alle superfici degli altri tre leoni per evitare una disparità cromatica troppo marcata fra le parti restaurate e quelle non restaurate. Intervento per il quale sono stati messi a bilancio altri 100.000 euro. Totale, 175.000 euro. Chi paga? Per ora paga il Comune. Il sindaco Paolo Pilotto, centrosinistra, sulla questione ha sempre tenuto la barra a dritta. E ci ha tenuto anche a confermare, durante un recente sopralluogo al cantiere, quanto stabilito fin dai primi giorni: una volta conosciute le decisioni da parte del tribunale, «Il Comune di Monza aprirà una causa civile e chiederà il risarcimento dei danni materiali e morali a fronte della gravità dell’episodio accaduto». «Lo farò senza livore, senza acredine, ma semplicemente perché è giusto», conclude il sindaco. «Se giovani o adulti non comprendono che ogni gesto, pubblico o privato che sia, ha sempre conseguenze importanti, è bene che qualcuno richiami alle regole essenziali della vita quotidiana, a partire dall’idea del rispetto reciproco».

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