La Kallas si aggrappa alla poltrona
Kaja Kallas (Getty Images)
Dopo le dure critiche di Germania e Francia, l’Alta rappresentante difende il suo operato. Nel frattempo salta fuori una gaffe: l’estone paragonò Israele al Sudafrica dell’apartheid.

Dopo le indiscrezioni sulle tensioni fra la presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, e la rappresentante Esteri Ue, l’estone Kaja Kallas, criticata da Francia e Germania, emergono gaffe della seconda, che ha paragonato Israele al Sudafrica dell’apartheid, in barba al tatto diplomatico.

Berlino e Parigi vorrebbero ridimensionare il servizio diplomatico Ue, Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), 5.000 dipendenti e budget di 1 miliardo d’euro l’anno, ponendolo sotto controllo della Commissione e licenziando la Kallas. Lei ha difeso il suo operato con una mail visionata dalla testata Politico e indirizzata allo staff Seae: «Rimarco quanto valore aggiunto abbiamo dato all’Europa come squadra, specie in un periodo di guerra in Europa». Guerra, quella fra Russia e Ucraina, in cui il fatto che la Kallas sia estone, assai meno disposta verso Mosca che le nazioni occidentali fondatrici dell’Ue, ostacola una trattativa.

Stando a fonti come Euractiv, la rappresentante Esteri, in colloqui a porte chiuse tenuti in Messico fra 20 e 22 maggio, ha paragonato Israele al Sudafrica dell’apartheid per la «politica razzista di Israele verso i palestinesi». Ma la reazione ai massacri di Hamas del 7 ottobre 2023 non ha nulla a che fare con un regime legislativo che fino al 1990 segregò i neri sudafricani. Che poi Israele e Sudafrica siano stati in passato vicini, ma per altre ragioni, come sviluppare insieme un programma nucleare, quando anche Pretoria inseguiva la «Bomba», ma a differenza di Tel Aviv vi rinunciò, sfociato nell’esplosione atomica sull’Oceano Indiano del 1979, è tutt’altra faccenda.

Ieri, presenziando a Parigi per la conferenza «Paris Call for the Two-State Solution, Peace and Regional Security», sulla pace israelo-palestinese, ha ribadito che «la soluzione a due Stati è l’unica via». La soluzione a due Stati è anche l’auspicio ufficiale del governo italiano e di altri governi occidentali. Anche le critiche ai coloni ebrei violenti in Cisgiordania, che la Kallas ha annunciato in agenda al vertice di lunedì dei ministri degli Esteri dell’Ue, son legittime. Ma dire che Israele applica un’apartheid è una gaffe fuori luogo. Non solo.

Il 28 maggio, al vertice dei ministri degli Esteri Ue a Limassol, a Cipro, Kallas ha incrinato i rapporti Bruxelles-Washington sostenendo che, a causa dei bombardamenti russi su Kiev, «i diplomatici americani se ne sono andati, quelli europei sono rimasti».

Non era vero, i diplomatici Usa sono rimasti a Kiev. Fonti Ue commentano: «Errori inaccettabili per un capo della politica estera Ue. Se un ministro degli Esteri nazionale dice cose non sagge e non diplomatiche, può essere ripreso dal suo primo ministro. Nel sistema Ue non funziona così. E Kallas parla a nome di 27 Stati membri». Ieri ha cercato di smorzare i toni la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, secondo cui Kallas e Seae avrebbero «l’appoggio della presidente Von der Leyen», ma può essere una cortina per celare dibattiti a porte chiuse.

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