La leva tedesca è un pericolo: un giovane islamico su due simpatizza per il jihadismo
  • Nella Germania che vuole riarmarsi, cresce il numero di radicalizzati tra gli under 40. La Bundeswehr cerca nuovi soldati, ma così rischia di arruolare nemici dell’Occidente.
  • Il generale Battisti: «Le Forze armate di Parigi hanno adottato protocolli di sicurezza che non sempre funzionano. Gli europei sono restii a indossare la divisa, invece i Fratelli musulmani cercano di infiltrarsi nella società».

Lo speciale contiene due articoli.

Per anni la Germania ha guardato all’islamismo come a una minaccia proveniente dall’esterno: reti jihadiste internazionali, predicatori radicali arrivati dall’estero, organizzazioni terroristiche attive in Medio Oriente o cellule clandestine presenti sul territorio nazionale. Oggi, però, la preoccupazione delle autorità tedesche è diversa e forse ancora più inquietante. Il problema non riguarda soltanto il terrorismo organizzato, ma la diffusione di atteggiamenti islamisti tra le nuove generazioni nate o cresciute in Germania, giovani che frequentano le scuole tedesche, utilizzano i social media occidentali e vivono all’interno della società europea. I dati emersi dalle più recenti ricerche del sistema di monitoraggio Motra hanno acceso un campanello d’allarme che a Berlino nessuno può più permettersi di ignorare. Secondo lo studio, il 45,1% dei musulmani residenti in Germania sotto i 40 anni presenta atteggiamenti islamisti latenti o manifesti. Di questi, l’11,5% manifesta posizioni apertamente islamiste, mentre il 33,6% evidenzia una predisposizione ideologica che potrebbe costituire il terreno fertile per futuri processi di radicalizzazione.

Non si tratta semplicemente di una questione religiosa. Gli studiosi distinguono chiaramente tra la pratica dell’islam e l’islamismo politico. Quest’ultimo viene definito come una visione ideologica che attribuisce alle norme religiose una superiorità rispetto alle leggi dello Stato, considera i principi democratici subordinati alla legge islamica e promuove una contrapposizione tra l’Occidente e il mondo musulmano. In altre parole, non viene misurata la fede, ma l’adesione a una visione politica incompatibile con i principi fondamentali della democrazia liberale. Il dato assume una rilevanza ancora maggiore se inserito nel contesto della crescente instabilità internazionale. L’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra in Medio Oriente hanno prodotto forti tensioni anche in Europa. Secondo il segretario di Stato Christoph de Vries, l’attacco terroristico di Hamas avrebbe agito come un acceleratore della radicalizzazione islamista, mentre influencer attivi sui social network e sulle piattaforme di gaming starebbero contribuendo alla diffusione di contenuti estremisti tra adolescenti sempre più giovani.

Negli ultimi anni la Germania ha registrato numerosi casi di radicalizzazione online di minorenni e giovanissimi. Le autorità di sicurezza hanno documentato episodi nei quali ragazzi di tredici o quattordici anni sono stati intercettati mentre progettavano azioni violente o cercavano materiale di propaganda jihadista. Si tratta di un fenomeno che non si sviluppa più necessariamente nelle moschee radicali o nei circoli clandestini, ma che trova terreno fertile negli smartphone, nei social media e nelle piattaforme digitali frequentate quotidianamente da milioni di giovani. Ma accanto alla minaccia della radicalizzazione giovanile emerge un’altra questione che preoccupa sempre di più gli analisti della sicurezza: il rapporto tra immigrazione, integrazione e forze armate. La Bundeswehr si trova infatti di fronte a una crisi di reclutamento senza precedenti. Dopo la sospensione della leva obbligatoria nel 2011, l’esercito tedesco fatica a sostituire il personale destinato al pensionamento. Secondo le stime del ministero della Difesa, entro il 2030 circa la metà degli effettivi attualmente in servizio lascerà le forze armate. In un Paese caratterizzato da una popolazione sempre più anziana e da una crescente carenza di giovani lavoratori, la ricerca di nuove fonti di reclutamento è diventata una priorità strategica. Proprio per questo motivo negli ultimi anni si è aperto un dibattito sulla possibilità di consentire l’arruolamento di cittadini stranieri o di persone prive della cittadinanza tedesca. Secondo alcuni esperti, la Bundeswehr potrebbe trasformarsi in uno strumento di integrazione, offrendo percorsi professionali, formazione e un forte senso di appartenenza allo Stato democratico.

L’idea trae ispirazione dall’esperienza degli Stati Uniti, dove per decenni il servizio militare ha rappresentato una via privilegiata per l’integrazione degli immigrati e per l’ottenimento della cittadinanza. Tuttavia, ciò che per alcuni appare come una soluzione innovativa viene visto da altri come una potenziale vulnerabilità. Il problema non riguarda l’origine etnica o religiosa dei militari, bensì la possibilità che processi di radicalizzazione ideologica possano infiltrarsi all’interno di strutture che gestiscono armamenti, informazioni sensibili e capacità operative. La preoccupazione è particolarmente forte alla luce del fatto che la Germania sta già affrontando casi di estremismo all’interno delle proprie forze armate. Negli ultimi anni la Bundeswehr è stata infatti scossa da numerose inchieste riguardanti militari accusati di simpatie estremiste. Molti casi hanno riguardato l’estrema destra, ma gli esperti sottolineano che il rischio di infiltrazioni non riguarda una sola ideologia. Qualsiasi forma di radicalizzazione – islamista, neonazista o estremista di altra natura – rappresenta una minaccia diretta per la sicurezza nazionale quando coinvolge personale addestrato all’uso delle armi.

È proprio qui che il tema dell’islamismo assume una dimensione strategica. Se quasi la metà dei giovani musulmani mostra, secondo Motra, atteggiamenti islamisti latenti o manifesti, il problema non può essere affrontato solo come una questione culturale o sociale. Diventa inevitabilmente anche una questione di sicurezza. Le forze armate moderne dipendono infatti dalla fiducia assoluta nei propri membri. Chi indossa una divisa ha accesso a infrastrutture critiche, informazioni riservate, sistemi tecnologici avanzati e armamenti che potrebbero essere utilizzati contro lo Stato stesso qualora finissero nelle mani sbagliate. Per questo motivo molti esperti ritengono che qualsiasi apertura al reclutamento di cittadini stranieri debba essere accompagnata da procedure di controllo estremamente rigorose. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra integrazione e sicurezza, evitando sia discriminazioni generalizzate sia pericolose sottovalutazioni.

Il progetto JuMiD dell’Università di Amburgo mostra inoltre come la radicalizzazione non nasca nel vuoto. Discriminazione percepita, senso di marginalizzazione, sfiducia nelle istituzioni, isolamento sociale e propaganda online costituiscono spesso gli ingredienti di un percorso che può condurre all’adozione di idee estremiste. Ignorare questi fattori significherebbe affrontare soltanto i sintomi e non le cause del problema. La Germania deve affrontare una doppia sfida: rafforzare le proprie capacità militari in un contesto internazionale sempre più instabile e impedire che l’estremismo si infiltri nelle istituzioni. I dati sulla radicalizzazione islamista indicano che il fenomeno non è più marginale e, coinvolgendo un numero crescente di giovani, rappresenta una minaccia non solo per la sicurezza pubblica, ma anche per la tenuta delle istituzioni chiamate a difendere lo Stato.

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