Per il governatore Roberto Fico e per la sua maggioranza in Regione Campania il problema non è come gestire l’immigrazione irregolare, ma dove non farlo. La maggioranza del campo largo alla vesuviana ha deciso di dire no al Centro di permanenza per il rimpatrio di Castel Volturno, la città italiana con la maggiore presenza di residenti di origine straniera (e forse anche per numero di irregolari), approvando una mozione che va oltre i propri poteri e che impegna la giunta a manifestare contrarietà all’idea del governo.
Una scelta che colpisce per due evidenti contraddizioni. Una politica, perché i Cpr sono stati introdotti la prima volta da Marco Minniti, ancora osannatissimo ministro dell’Interno dem. E una tecnica, perché durante il dibattito il presidente Fico ha ricordato che l’immigrazione non è materia di competenza regionale. L’Aula, quindi, con un curioso esercizio istituzionale, si è dichiarata incompetente e, subito dopo, ha approvato un atto di indirizzo sulla materia.
Il centrodestra ha votato contro e si è visto contemporaneamente respingere la propria proposta alternativa. Il messaggio, d’altra parte, è stato netto: il territorio, simbolo delle difficoltà legate all’immigrazione e alla marginalità, non dovrà ospitare il Cpr. Ma, assicura Fico, «l’attenzione su Castel Volturno è massima». Nonostante gli anni di amministrazioni di centrosinistra, il territorio viene ora descritto come un’area che «va sviluppata e integrata con tutta la regione, dandole grandi prospettive». Un obiettivo difficilmente contestabile. Più difficile è capire perché questa consapevolezza diventi oggi il principale argomento contro il Cpr. «Sono fermamente convinto che il Cpr sia assolutamente sbagliato a Castel Volturno», ha spiegato il governatore, aggiungendo: «Questo territorio ha bisogno di tutt’altro e non può essere sacrificato quando invece necessita di investimenti che faremo».
Argomenti, però, sul tavolo per ora non ce ne sono: «Abbiamo visto le problematiche che un Cpr può creare. Non aiuta il territorio e non aiuta le persone che vi sono ospitate», ha valutato Fico. Che ieri è riuscito a mettere in campo solo un auspicio: «Vorremmo lavorare con il Comune e con tutti gli attori territoriali per i progetti che si possono sviluppare».
Tra i principali promotori della mozione (sostenuta anche da Alleanza verdi e sinistra) c’è il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Raffaele Aveta, che con il linguaggio della programmazione amministrativa si dice convinto di avere indicato «una strada alternativa […] per individuare interventi prioritari di rigenerazione territoriale, rafforzamento dei servizi pubblici, sicurezza urbana, inclusione sociale e sviluppo sostenibile, coerenti con i reali fabbisogni di Castel Volturno e del litorale Domizio». Nella seduta di ieri è spuntato anche un emendamento proposto dal capogruppo di A Testa alta, Gennaro Oliviero, per «verificare l’attualizzazione e il rifinanziamento» di una legge regionale del 2018 «in materia di interventi perequativi ambientali per il Comune di Castel Volturno».
I problemi dell’immigrazione, insomma, non sono nei radar del campo largo. «La maggioranza di centrosinistra alla Regione Campania, che si gingilla su questioni ideologiche, ha però respinto la nostra mozione che fissava doverose compensazioni a favore del comune di Castel Volturno e dei suoi cittadini», ha commentato il consigliere di Fratelli d’Italia Gennaro Sangiuliano. Per l’ex ministro della Cultura, «la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini che subiscono gli effetti di una immigrazione indiscriminata rendono quantomai necessari i Cpr». E con il «non qui» della carovana giallo-rossa campana la palla torna nel campo del governo.
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