Palazzo Vecchio imbrattato con vernice arancione durante la protesta di Ultima Generazione
L'azione di protesta di Ultima Generazione, Scientist Rebellion e Veglie contro le morti in mare davanti a Palazzo della Signoria di Firenze, il 17 marzo 2023 (Ansa)

«Vorrei vedere pianti, vorrei vedere gente che corre per strada». Era la profezia di Chloe Bertini, la Giovanna d’Arco di Ultima Generazione trasformata in starlette televisiva tre anni fa da La7 dopo le sue «azioni dimostrative contro il sistema neoliberale che depreda i territori e fa bollire il pianeta».

Ecco, noi vorremmo vedere gente che corre per strada a inseguire lei e i suoi fans (Alessandro Gassman, Roberto Saviano, Laura Boldrini, il menagramo Angelo Bonelli), visto che la facciata di Palazzo Vecchio a Firenze non viene pulita. Gli esperti sono disperati, la vernice arancione è penetrata nelle pietre porose dell’arengario del 1300 e lì rimane nonostante l’impegno dei restauratori, che si sono rimessi al lavoro con un programma più in profondità sperando in un miracolo (investimento attorno ai 100.000 euro).

La vernice che doveva essere lavabile

I pianti sono soprattutto di chi ama l’Arte, la Storia, l’Immortalità delle pietre. E di chi ha creduto alla più spaziale delle balle degli eco-vandali, quella della pittura lavabile da bifamiliare in Brianza.

A spandere lacrime era stato per primo Dario Nardella, allora (era il 17 marzo 2023) in prima linea a difendere il monumento sotto attacco in un video diventato virale. «Che ca… state facendo?» gridò il sindaco piddino uscendo in piazza della Signoria.

Poi abbassò i toni visto che i rivoluzionari del clima e del fluo venivano coccolati da Elly Schlein da un mese al Nazareno. Ieri è stato ancora lui, da europarlamentare, a fotografare lo scempio ex post con un intervento su Instagram. Dopo la sceneggiata a cavallo contro il caro carburanti si è riposizionato su un argomento più granitico.

«Ringrazio il Comune di Firenze, i tecnici e i restauratori che hanno avviato i lavori di restauro della facciata di Palazzo Vecchio per eliminare quei residui di vernice. Quell’atto dimostrativo, che riuscimmo a sventare in parte intervenendo con gli idranti, ha provocato un danno di decine di migliaia di euro che mi auguro verranno risarciti dai responsabili. La sacrosanta battaglia contro il cambiamento climatico non può mai degenerare in un danno al patrimonio pubblico, tanto più quando questo è un simbolo di cultura».

Ignazio La Russa non avrebbe potuto dire meglio, a conferma che gli allarmi sulla pericolosità dei fanatici del clima erano tutt’altro che campati in aria.

La legge e il conto dei danni

La legge del governo di Giorgia Meloni sulla responsabilità penale e civile dei vandali ha depotenziato parecchio la protervia di Ultima Degenerazione; la multa di 60.000 euro ai deturpatori per il ripristino dei beni va ad aggiungersi alla reclusione da uno a sei mesi, più ammende da 2.500 a 15.000 euro per danneggiamento.

Di conseguenza la domanda «chi paga?» è sempre più d’attualità. Chi paga per la fontana del Bernini a Roma. Chi paga per Palazzo Vecchio, che ha resistito ai sette bombardamenti alleati di Firenze ma non al delirio pittorico di due invasati. Chi paga per le scritte sul monumento equestre a Vittorio Emanuele II in piazza Duomo a Milano, salvato al costo di altri 100.000 euro e dalla circostanza che il bronzo della statua e degli altorilievi non è per sua natura poroso.

Pagano loro, le loro famiglie, le associazioni che hanno rivendicato con cinico entusiasmo gli «attentati» in nome della tutela del paesaggio e dell’ecosistema. Pagano i pesci piccoli, anche se i vertici macinano miliardi.

Nel mondo le truppe da strada del Green Deal fanno parte di «A22 Network» finanziato dal Climate Emergency Fund, fondato da Trevor Neilson, presidente di Wasterfuel che produce carburanti rinnovabili, e Aileen Getty, ereditiera della Getty Oil, nipote del magnate del petrolio (62 anni e un patrimonio di 5,3 miliardi di dollari). Il pool sostenitore è composto da altri cognomi pesanti come Rory Kennedy, figlia di Bob senior, e Abigail Disney, pronipote dell’inconsapevole Walt.

Ultima Generazione e il conto della disobbedienza

In piazza della Signoria dovrebbe essere chiamata a rispondere anche Ultima Generazione, promotrice della campagna «non paghiamo il fossile» in partnership con Scientist Rebellion e «Veglie contro le morti in mare».

Il minestrone eco-progressista negli ultimi tempi ha perso sapore, sia per merito della legge sia per l’impopolarità di gesti incomprensibili per i cittadini. Una sera in tv, un’altra pasionaria da assemblea studentesca come Beatrice Pepe disse a Chicco Testa: «Lei sta cercando di invisibilizzarmi». La vergogna di Palazzo Vecchio spiega come gli eco-fanatici (all’inizio strumentalizzati dalla sinistra più becera) si siano «invisibilizzati», o qualcosa di simile, da soli.

Lo scempio fiorentino ci ricorda un’altra stagione di delirio politico. Con la pretesa di impunità, perché i barbari del clima pretendevano di applicare, oltre alla disobbedienza civile, anche la disobbedienza fiscale.

«Ho ricevuto una multa da 1.400 euro e non la pagherò, è un debito che si accumula» tuonava miss Bertini. Sul sito di Ultima Generazione c’era la campagna «Adotta un disobbediente». Con annesso menù: 15 euro per sfamare l’ecoguerriero (quattro pasti vegani), 30 per pagargli il biglietto del treno con il quale spostarsi da un blitz all’altro, 50 per garantirgli l’alloggio (due notti) dove pianificare nuove imprese, 100 per sostenere il fondo delle spese legali.

A differenza della vernice arancione sulle storiche pietre medioevali, del surreale tariffario da commedia di Woody Allen non c’è più traccia.

Da non perdere

Poveri catastrofisti: il clima si scalda dal 1690
Ambiente

Poveri catastrofisti: il clima si scalda dal 1690

Pare non vi sia alcuna differenza tra «Corriere» e «Repubblica», i quali insistono con la teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo, senza però fornire prove scientifiche a sostegno di questa tesi. Il loro unico obiettivo è prendersela con i «negazionisti».

Basta un’eclissi per mandare in tilt il green
Ambiente

Basta un’eclissi per mandare in tilt il green

L’Ue intende costruire a colpi di transizione energetica una civiltà che pretende di decarbonizzare l’economia, elettrificare trasporti e industrie e sostituire le fonti fossili con le rinnovabili. Poi arriva la Luna davanti al Sole e c’è il richio blackout.